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domenica 23 ottobre 2022

La Giornata Missionaria Mondiale

La Giornata Missionaria Mondiale 2022 trova il suo principale riferimento tematico nel messaggio di Papa Francesco, pubblicato il 6 gennaio scorso, che porta il titolo «Di me sarete testimoni» (At 1,8). Il Papa ci dice: «Come Cristo è il primo inviato, cioè missionario del Padre (cfr Gv 20,21) e, in quanto tale, è il suo “testimone fedele” (cfr Ap 1,5), così ogni cristiano è chiamato a essere missionario e testimone di Cristo. E la Chiesa, comunità dei discepoli di Cristo, non ha altra missione se non quella di evangelizzare il mondo, rendendo testimonianza a Cristo. L’identità della Chiesa è evangelizzare».

La Chiesa è per sua natura missionaria, evangelizzare è la sua identità. Gesù, prima di salire in Cielo, lascia ai suoi discepoli il mandato che è chiamata essenziale per tutti i cristiani: "Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra". Nel messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2022 che verrà celebrata domenica 23 ottobre, e che ha assunto come tema le parole di Gesù, Papa Francesco offre alcune brevi riflessioni sulle parole chiave che descrivono la vita e la missione dei discepoli.

Mi sarete testimoni: queste parole, scrive il Papa, sono "il punto centrale": Gesù dice che tutti i discepoli saranno suoi testimoni e che "saranno costituiti tali per grazia" e "la Chiesa, comunità dei discepoli di Cristo, non ha altra missione se non quella di evangelizzare il mondo, rendendo testimonianza a Cristo". Francesco fa quindi notare che l'uso del plurale: "sarete testimoni" indica "il carattere comunitario-ecclesiale della chiamata". E prosegue: Ogni battezzato è chiamato alla missione nella Chiesa e su mandato della Chiesa: la missione perciò si fa insieme, non individualmente, in comunione con la comunità ecclesiale e non per propria iniziativa. E se anche c’è qualcuno che in qualche situazione molto particolare porta avanti la missione evangelizzatrice da solo, egli la compie e dovrà compierla sempre in comunione con la Chiesa che lo ha mandato.

E' Cristo, Colui che dobbiamo testimoniare Papa Francesco cita le parole di san Paolo VI nell' Evangelii Nunziandi: "Evangelizzare non è mai per nessuno un atto individuale e isolato, ma profondamente ecclesiale". Osserva poi che i discepoli "sono inviati da Gesù al mondo non solo per fare la missione, ma anche e soprattutto per vivere la missione; non solo per dare testimonianza, ma anche e soprattutto per essere testimoni di Cristo" I missionari di Cristo non sono inviati a comunicare sé stessi, a mostrare le loro qualità e capacità persuasive o le loro doti manageriali. Hanno, invece l’altissimo onore di offrire Cristo, in parole e azioni, annunciando a tutti la Buona Notizia della sua salvezza con gioia e franchezza, come i primi apostoli.

Francesco ricorda ancora san Paolo VI quando avvertiva che "l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri", afferma quindi che per la trasmissione della fede è fondamentale "la testimonianza di vita evangelica dei cristiani", ma che "resta altrettanto necessario" l'annuncio della persona e del messaggio di Cristo. Scrive nel messaggio: Nell’evangelizzazione, perciò, l’esempio di vita cristiana e l’annuncio di Cristo vanno insieme. L’uno serve all’altro. Sono i due polmoni con cui deve respirare ogni comunità per essere missionaria. Questa testimonianza completa, coerente e gioiosa di Cristo sarà sicuramente la forza di attrazione per la crescita della Chiesa anche nel terzo millennio. Esorto pertanto tutti a riprendere il coraggio, la franchezza, quella parresia dei primi cristiani, per testimoniare Cristo con parole e opere, in ogni ambiente di vita.

La missione affidata ai discepoli ha un carattere universale, da Gerusalemme si allarga fino 'all'estremità della terra'. E Francesco fa una precisazione: essi "non sono mandati a fare proselitismo, ma ad annunciare; il cristiano non fa proselitismo." Sono immagine della Chiesa "in uscita". A causa delle persecuzioni a Gerusalemme, i primi cristiani si dispersero e "testimoniarono Cristo dappertutto", osserva il Papa e prosegue:

Qualcosa di simile ancora accade nel nostro tempo. A causa di persecuzioni religiose e situazioni di guerra e violenza, molti cristiani sono costretti a fuggire dalla loro terra verso altri Paesi. Siamo grati a questi fratelli e sorelle che non si chiudono nella sofferenza ma testimoniano Cristo e l’amore di Dio nei Paesi che li accolgono.

Spingersi "fino ai confini della terra", scrive ancora il Papa, è un'indicazione che "dovrà interrogare i discepoli di Gesù di ogni tempo": La Chiesa di Cristo era, è e sarà sempre “in uscita” verso i nuovi orizzonti geografici, sociali, esistenziali, verso i luoghi e le situazioni umane “di confine”, per rendere testimonianza di Cristo e del suo amore a tutti gli uomini e le donne di ogni popolo, cultura, stato sociale. In questo senso, la missione sarà sempre anche 'missio ad gentes', come ci ha insegnato il Concilio Vaticano II, perché la Chiesa dovrà sempre spingersi oltre, oltre i propri confini, per testimoniare a tutti l’amore di Cristo.

"Riceverete la forza dello Spirito Santo" Di fronte ad una così grande responsabilità, Gesù promette ai suoi anche la grazia per farcela: lo Spirito Santo darà loro forza e sapienza. Senza lo Spirito nessun cristiano potrà dare piena testimonianza di Cristo: Perciò ogni discepolo missionario di Cristo è chiamato a riconoscere l’importanza fondamentale dell’agire dello Spirito, a vivere con Lui nel quotidiano e a ricevere costantemente forza e ispirazione da Lui. Anzi, proprio quando ci sentiamo stanchi, demotivati, smarriti, ricordiamoci di ricorrere allo Spirito Santo nella preghiera, la quale – voglio sottolineare ancora – ha un ruolo fondamentale nella vita missionaria, per lasciarci ristorare e fortificare da Lui, sorgente divina inesauribile di nuove energie e della gioia di condividere con gli altri la vita di Cristo.

 Essere Testimoni allora, è il mandato a cui ogni cristiano è chiamato ad essere, un impegno a vivere e portare nella nostra vita la speranza, ad essere evangelizzatori con il nostro esempio.

 


sabato 1 ottobre 2022

Ottobre Mese del Rosario

Ottobre è il mese dedicato al santo del rosario. Da cosa nasce questa scelta? Le ragioni sono varie, legate soprattutto a vicende storiche. Infatti il 7 ottobre del 1571 ebbe luogo la Battaglia di Lepanto che vide affrontarsi le flotte dell’Impero ottomano e quella della Lega Santa, che riuniva le forze della Repubblica di Venezia, della Spagna, dello Stato Pontificio, di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana, del Ducato di Urbino, della Repubblica di Lucca, del Ducato di Ferrara e del Ducato di Mantova. La vittoria della Lega Santa fu schiacciante e determinò il tramonto dello strapotere mussulmano in Europa.

Come è facile immagine questa battaglia ebbe incredibili ripercussioni sul piano religioso. Già prima che essa avesse inizio, alla partenza della flotta della Lega Santa, il Papa Pio V aveva benedetto lo stendardo della Lega che raffigurava su uno sfondo rosso il Crocifisso affiancato dagli apostoli Pietro e Paolo. Sopra di esso, il motto di Costantino In hoc signo vinces. Inoltre la nave ammiraglia Real ostentava come insegna l’immagine della Madonna con la scritta “S. Maria succurre miseris“. La leggenda vuole che a battaglia finita, molto prima di poterne avere avuto notizia, viste le difficoltà di comunicazione dell’epoca, il Pontefice ebbe una visione in cui gli veniva dato l’annuncio che la Lega aveva vinto la battaglia a mezzogiorno. Esclamò dunque: “Sono le 12, suonate le campane, abbiamo vinto a Lepanto per intercessione della Vergine Santissima“, e congedò tutti i presenti. Il Papa dichiarò successivamente che era stata l’intercessione misericordiosa della Vergine Maria a portare la Lega Santa alla vittoria, e per questo volle consacrare il 7 di ottobre a Nostra Signora della Vittoria. Il suo successore Papa, Gregorio XIII, modificò la dedica in Nostra Signora del Rosario. Si diffuse sempre di più la credenza che, prima della battaglia, tutti i soldati della Lega avessero invocato su di sé la protezione di Maria recitando il Rosario, e che fosse stato questo a garantire loro la vittoria. Anche la tradizione di far suonare le campane a distesa a mezzogiorno sarebbe da attribuire alla Battaglia di Lepanto e alla visione di Pio V.

Dunque Ottobre è definito il Mese del Rosario e il giorno 7 viene tuttora festeggiata la Beata Maria Vergine del Rosario, sebbene non tutti sappiano ricollegarla alla battaglia di Lepanto. In effetti l’origine della Madonna del Rosario è precedente, e risale all’apparizione di Maria a San Domenico nel 1208 a Prouille, e quindi all’epoca dell’istituzione dei domenicani. La battaglia definì solo in quale giorno la Chiesa cattolica dovesse celebrare la festa della Madonna del Rosario, o Madonna della Vittoria.

Il culto della Madonna del Rosario si diffuse ancora di più con le apparizioni di Lourdes del 1858. Fu in occasione di queste apparizioni che la Madonna in persona raccomandò la pratica di questa devozione.

In questo mese più che in ogni altro è opportuno trovare un po’ di tempo per recitare il santo rosario. Fra tutte le preghiere il Rosario è quella che ci avvicina maggiormente a Gesù, e lo fa attraverso la dolce intercessione di Sua Madre. È una preghiera contemplativa, la preghiera del cristiano che affronta il cammino della fede, diretto verso Gesù, seguendo le orme e l’esempio di Maria. I grani del Rosario che scorrono tra le dita scandiscono il trascorrere dei giorni e degli anni di vita di ogni cristiano, segnando passo dopo passo il suo cammino di fede. Tutto nel Roasio converge verso Gesù, verso la sua immagine simboleggiata dal Crocefisso, proprio come tutta la vita del credente deve essere indirizzata esclusivamente a Lui. È importante recitare il Rosario il più possibile, in questo mese, da soli, ma anche in famiglia e nelle parrocchie.

Il rosario della vergine è un efficace strumento di preghiera di contemplazione che ci potrà aiutare a riscoprire questa presenza di Dio nel nostro quotidiano a rivivere la vita del Cristo sull'esempio di Maria che conservava viva nel suo cuore la memoria delle cose di Dio. La contemplazione di Maria è fatta di parola, di croce, di spirito Santo. Ogni vita contemplativa, nella chiesa nasce essenzialmente da una parola che lo Spirito genera nel cuore dell'uomo e fa maturare nella fecondità pasquale della croce. Per questo una vita contemplativa autentica ha bisogno di tanto deserto, di tanta solitudine feconda nello spirito, di tanta gioia di una vera penitenza. È nota l'affermazione del cardinal Newman: "il rosario è il credo che diventa preghiera" più che una definizione vera è proprio un'intuizione, che però cogliere il senso più autentico, più originale e originario di queste devozioni.


 

martedì 20 settembre 2022

Il Perdono

Il perdono è sorgente di guarigione,

guarisce infatti le ferite provocate dal risentimento,

rinnova le persone, i matrimoni, le famiglie, le comunità, la vita sociale.

Il perdono è la chiave dei nostri rapporti con Dio,

col prossimo e con noi stessi.

Il perdono è una necessità:

non possiamo fare a meno di perdonare.

Se non perdono non posso essere perdonato!

Il perdono è una decisione:

non è un sentimento, ma un atto della nostra volontà.

Decido di perdonare anche se non me la sento.

E' la scelta di amare gli altri così come sono.

Il perdono è uno stile di vita:

è lo stile di vita del cristiano che accetta di perdonare sempre, chiunque e per ogni cosa.

Il perdono è un processo,

cioè una continua crescita verso la libertà interiore.

Non dimentichiamo che alcune esperienze sono così dolorose

da richiedere molto tempo trascorso nel perdono

                                                                                                       Da una meditazione quaresimale di C.M. Martini

 


giovedì 14 luglio 2022

14 Luglio San Camillo de Lellis


Glorioso San Camillo

Che hai assistito i malati con amore di madre,

dal cielo volgi il tuo sguardo misericordioso

su tutti i sofferenti affinché non venga meno

la loro speranza né la forza di servire

a chi si prende cura di loro.

Si sempre, presso Dio,

il celeste protettore degli infermi perché solo lui:

 

può liberare da ogni male,

può alleviare i dolori del corpo

e la tristezza dell’animo;

può restituire la fiducia

e cancellare la disperazione;

può riempire la solitudine

e asciugare le lacrime;

può concedere la forza per il cammino

e la pazienza dell’attesa;

può offrire la gioia e la pienezza di vita.


Alla tua protezione, infine, ricorriamo per essere

Infiammati della stessa carità

Che ardeva nel tuo cuore,

per amare il nostro prossimo sofferente

come ci ha insegnato il Cristo,

buon samaritano delle anime e dei corpi.

Amen

 


mercoledì 13 luglio 2022

Preghiera a San Camillo de Lellis

 San Camillo de Lellis

Patrono dei Malati e degli Operatori Sanitari

 

Glorioso San Camillo

Che hai assistito i malati con amore di madre,

dal cielo volgi il tuo sguardo misericordioso

su tutti i sofferenti affinché non venga meno

la loro speranza né la forza di servire

a chi si prende cura di loro.

Si sempre, presso Dio,

il celeste protettore degli infermi perché solo lui: 

può liberare da ogni male,

può alleviare i dolori del corpo

e la tristezza dell’animo;

può restituire la fiducia

e cancellare la disperazione;

può riempire la solitudine

e asciugare le lacrime;

può concedere la forza per il cammino

e la pazienza dell’attesa;

può offrire la gioia e la pienezza di vita. 

Alla tua protezione, infine, ricorriamo per essere

Infiammati della stessa carità

Che ardeva nel tuo cuore,

per amare il nostro prossimo sofferente

come ci ha insegnato il Cristo,

buon samaritano delle anime e dei corpi.

Amen

domenica 17 aprile 2022

Domenica di Pasqua

 

Domenica di Pasqua 2022

"Di buon mattino le donne si recarono alla tomba....Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; ma entrate non trovarono il corpo di Gesù....Ed ecco due uomini in vesti sfolgoranti dissero loro: perchè cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato...." (dal vangelo della Veglia Pasquale - Lc 24,1-12)


Messaggio: quello che questi due personaggi dicono alle donne non riguarda solo Gesù, ma riguarda tutti i credenti, riguarda anche noi e riguarda il nostro impatto con la morte.

Se si crede che la morte non solo non interrompa la vita, ma ci permette anche di entrare in una condizione nuova, piena e definitiva, allora il sepolcro era l’ultimo posto dove le donne avrebbero potuto trovare Gesù. Papa Francesco ha detto: “possiamo trovare Gesù risorto dovunque, tranne fra le cose morte. Quante volte cerchiamo la vita fra le cose morte che oggi ci sono e domani non ci saranno più (droga, alcool, sesso …), fra le cose che aumentano il proprio Ego e fanno soffrire gli altri (successo, fama, denaro, potere …)”. Inoltre, la morte non allontana i nostri cari da noi, ma li avvicina. La loro non è un’assenza, ma una presenza misteriosa. Il fatto che non li vediamo non significa che sono esseri assenti, ma che sono semplicemente invisibili. Allora quando muore una persona cara, anche se è doloroso, bisogna scegliere se piangerla come morta sulla tomba o se invece sperimentare la sua presenza invisibile, ma viva e reale nella nostra esistenza quotidiana.




 

venerdì 15 aprile 2022

Venerdi Santo

 "..........Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.........." (Dal Vangelo della Passione di Gv.)


O Gesù, mi fermo pensoso ai piedi della Croce: anch’io l’ho costruita con i miei peccati! La tua bontà, che non si difende e si lascia sconfiggere, è un mistero che mi supera e mi commuove profondamente. Signore, tu sei venuto nel mondo per me, per cercarmi, per portarmi l’abbraccio del Padre: l’abbraccio che tanto mi manca! Tu sei il Volto della bontà e della misericordia: per questo vuoi salvarmi! Dentro di me ci sono le tenebre: vieni con la tua limpida luce. Dentro di me c’è tanto egoismo: vieni con la tua sconfinata carità. Dentro di me c’è tanto orgoglio: vieni con la tua impressionante umiltà. Signore, il peccatore da salvare sono io: il figlio prodigo che deve ritornare, sono io! Signore, concedimi il dono delle lacrime per ritrovare la libertà e la vita, la pace con Te e la gioia in Te. Amen.  (Cardinale Angelo Comastri)







giovedì 14 aprile 2022

Giovedi Santo

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». (Gv. 13,1-15)


Gesù sa oramai che la sua ora è vicina e qui vuole dare un ultimo saluto a coloro che hanno camminato con lui, con coloro che hanno vissuto con lui ed è come se lui in questo momento volesse dar loro le ultime raccomandazioni, o meglio vuole far vedere loro in questo momento di comunione profonda….cosa devono fare per continuare la sua opera.

E davvero il testamento dell'amore, fatto "carne e cibo", amore fatto servizio ed infine fatto stile di vita, che Gesù consegna a noi, fino al compimento del mondo. Un testamento che è nelle nostre mani. Questo lo rivela attraverso il suo gesto di mettersi a lavare i piedi….gesto che veniva fatto dai servi nei confronti del padrone.

"Io vi do un comandamento nuovo, dice Gesù quella sera e oggi, amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi" (Gv.13,14). "Ancora si parla di amore - scrive Paolo VI - ma questa volta l'amore deve partire da noi.

All'amore ricevuto da Cristo, deve seguire il nostro verso i nostri fratelli, tutti: per la comunità che si riunisce intorno a Lui nella Eucarestia, per la presenza fisica occasionale: un amore, aggiungo, che si fa trovare pronto a donarsi 'sulla strada della vita, dove sono gli uomini di ogni tipo e illuminarli con un sorriso, con l'aiuto.

Questo "come ho amato voi" dà le vertigini. Ci avverte che non avremo amato mai abbastanza. Ci avverte che il precetto della carità contiene in sé sviluppi potenziali, che nessuna sociologia potrà mai eguagliare...E a nostro stimolo, e forse a nostro rimprovero, dalle labbra soavi e tremende di Gesù piovono queste altre indimenticabili parole sempre sull'amore: "Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri"(Gv.13,35). L'amore dunque è il distintivo dell'autenticità cristiana" (Paolo VI, Giovedì santo 1968)

Vi ho dato un esempio…perché anche voi facciate come io ho fatto a voi siamo chiamati a fare nostre queste parole, il suo esempio deve essere, deve diventare nostro stile di vita….inginocchiarsi e farsi servo davanti agli altri, metterci al servizio…perché è questo quello che Gesù vuole da noi..

Sappiamo tutti di essere tentati da tante forme di egoismo, forse non sapendo che ogni forma di egoismo è come chiudere le finestre del cuore e non far entrare la luce: è sbattere in faccia la porta ai fratelli: ma sopratutto è provare quella debolezza dell'anima che è la nostra grande povertà intima.

Il Giovedì santo è davvero il giorno in cui Gesù bussa alla nostra porta e ci chiama. 




domenica 10 aprile 2022

Settimana Santa

"Uno dei malfattori appesi alla croce insultava Gesù: non sei Tu il Cristo? Salva te tsesso e noi! L'altro invece lo implorava dicendo: non hai alcun timore di Dio.....E disse a Gesù: ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. Gesù gli rispose: in verità io ti dico: oggi sarai con me in paradiso" (dal vangelo della Domenica delle Palme - Lc 22,14-23,56)


Messaggio:
l’evangelista Luca è l’unico che riporta il dialogo tra Gesù e i due ladroni e sottolinea che Gesù è stato crocifisso insieme a due malfattori. Questo significa che la passione di Gesù è anche com-passione, che cioè Gesù soffre insieme a quelli che sono condannati allo stesso supplizio. Quindi nessuno di noi nella malattia, in una tragedia o nel dolore per la morte di una persona cara, può dire di essere dimenticato e abbandonato da Dio perché Gesù non è mai indifferente alle nostre disgrazie, ma soffre nella sua carne i nostri stessi tormenti









domenica 3 aprile 2022

Quinta Settimana di Quaresima

 Gli scribi e i farisei conducono da Gesù una donna sorpresa in adulterio … e gli dicono: maestro, Mosè ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici? … Gesù disse loro: chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei … Essi allora se ne andarono uno per uno … E Gesù, rivolto alla donna, le disse: neanche io ti condanno. Và e d’ora in poi non peccare più”. ( dal Vangelo della Quinta Domenica di Quaresima - Gv 8,1-11)


Messaggio: Gesù, dicendo alla donna adultera “neanche io ti condanno”, ci insegna che non bisogna permettere che la condanna sia l’ultima parola. Si può condannare e detestare il peccato, ma mai il peccatore, cioè al persona che ha sbagliato. È un invito a liberarci della cultura dei sospetti, dei dubbi, dei pettegolezzi e del dito puntato. Sorprende anche il fatto che Gesù non rimprovera questa donna adultera, non la invita neanche a pentirsi e a chiedere perdono a Dio per il suo peccato, perché Dio ci perdona prima ancora del nostro pentimento e della nostra conversione. Per questo le dice soltanto: “và e d’ora in poi non peccare più”, perché sentendosi non giudicata e perdonata, abbia la possibilità, se vuole, di iniziare una nuova vita. Il pentimento per Gesù non è più la condizione per ottenere il perdono di Dio, ma al contrario è il perdono di Dio che può suscitare in noi il pentimento, la conversione, il cambiamento dell’orientamento della nostra vita e il desiderio di iniziare una nuova esistenza.



domenica 27 marzo 2022

Quarta Settimana di Quaresima

 " Gesù disse: un uomo aveva due figli. Il più giovanedisse: padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta.....e dopo partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze.....Quando ebbe speso tutto....si incamminò verso la casa paterna......Il padre appena lo vide, gli corse incontro, lo abbracciò....e lo baciò" ( dal vangelo della Quarta Domenica di Quaresima - Lc 15,1-32)


Messaggio: Gesù racconta la parabola del padre misericordioso per coloro che si scandalizzano di Dio che perdona sempre i peccatori, rappresentati dal figlio prodigo, il quale dopo aver sperperato tutta la sua eredità non solo è dal padre perdonato e accolto a braccia aperte come figlio, ma addirittura è festeggiato con un banchetto. Questa parabola parla quindi di Dio che perdona anche i peccatori impenitenti. Non sappiamo se il figlio minore, una volta perdonato e riaccolto dal padre, sia poi rimasto per sempre nella casa paterna e abbia compreso l’amore misericordioso del padre o se invece abbia poco a poco messo da parte un gruzzoletto di denaro e poi se ne sia andato via un’altra volta. Quello che però sappiamo è che Dio perdona sempre anche i peccatori e persino coloro che non si rendono meritevoli del suo amore.




domenica 20 marzo 2022

Terza Settimana di Quaresima

Gesù diceva questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: «Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest'albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?». Ma quello gli rispose: «Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l'avvenire …”.

(dal vangelo della Terza domenica di Quaresima - Lc 13,1-9)” 


 

Messaggio: Gesù racconta questa parabola per coloro che vedono le disgrazie, le tragedie, la malattia, la morte di una persona cara … come un castigo di Dio. Mentre la figura del padrone rappresenta l’immagine che tanti hanno di Dio come un giustiziere che elimina e castiga i peccatori al grido “taglialo”, al contrario la figura del contadino è l’immagine autentica di Dio che, come un padre paziente e misericordioso, dice “aspetta”. Gesù chiarisce che Dio non comunica mai dolore, sofferenza, morte, ma sempre vita. Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva (Ez 18,23; 33,11)”. Dio non è un giudice giusto che punisce e castiga i peccatori. Per questo la Quaresima è l’occasione per lasciare che il vignaiolo celeste zappi intorno noi e ci dia il suo concime (sacramenti) per dare quei frutti di bene che Egli sia aspetta da noi.




domenica 13 marzo 2022

Seconda Settimana di Quaresima

 

“Gesù salì sul monte e mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e splendente …”. (dal vangelo della Seconda Domenica di Quaresima - Lc 9,28b-36)

 

Messaggio: nella seconda settimana di Quaresima la liturgia ci propone l’episodio della trasfigurazione di Gesù e il racconto evangelico dice che Gesù si trasfigurò, cioè mostrò ai discepoli la sua condizione divina, di essere Figlio di Dio. Non dimentichiamo che siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio, vale a dire, nella nostra vita siamo chiamati a riflettere l’immagine di Dio Padre, nella nostra bontà la sua bontà più grande, nella nostra carità il suo amore più grande, nel nostro perdono la sua misericordia più grande, nel nostro volto sorridente e luminoso la luce folgorante di Dio. Per questo di una persona buona, che fa sempre del bene a tutti, diciamo: “è una persona splendida!”. Il vangelo di questa settimana ci esorta dunque ad essere delle persone splendide che riflettono la bontà e l’amore del Padre celeste.