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martedì 19 settembre 2023


 

Signore, fa’ che io possa servirti negli ammalati

Signore amatissimo,

fa’ che io possa vederti oggi e ogni giorno

nella persona dei tuoi malati, e servirti curandoli.

 Se ti nascondi sotto la figura sgradevole del collerico,

dello scontento, dell’arrogante,

fa’ che  io possa ancora riconoscerti

e dire: “ Gesù, mio paziente, quanto è dolce servirti”.

Signore, dammi questa fede che veda chiaro,

e allora il mio compito non sarà mai monotono,

sempre la gioia zampillerà quando mi presterò ai capricci

e risponderò ai desideri di tutti i poveri sofferenti…..

O Dio, poiché sei Gesù il mio paziente,

degnati anche di essere per me un Gesù che ha pazienza,

indulgente con i miei errori

e  che tiene conto dell’intenzione,

perché la mia intenzione e di amarti e di servirti

 nella persona di ogni malato.

Signore aumenta la mia fede

benedici i miei sforzi e il mio compito, ora e sempre.

                                                                       Madre Teresa di Calcutta

 

martedì 20 settembre 2022

Il Perdono

Il perdono è sorgente di guarigione,

guarisce infatti le ferite provocate dal risentimento,

rinnova le persone, i matrimoni, le famiglie, le comunità, la vita sociale.

Il perdono è la chiave dei nostri rapporti con Dio,

col prossimo e con noi stessi.

Il perdono è una necessità:

non possiamo fare a meno di perdonare.

Se non perdono non posso essere perdonato!

Il perdono è una decisione:

non è un sentimento, ma un atto della nostra volontà.

Decido di perdonare anche se non me la sento.

E' la scelta di amare gli altri così come sono.

Il perdono è uno stile di vita:

è lo stile di vita del cristiano che accetta di perdonare sempre, chiunque e per ogni cosa.

Il perdono è un processo,

cioè una continua crescita verso la libertà interiore.

Non dimentichiamo che alcune esperienze sono così dolorose

da richiedere molto tempo trascorso nel perdono

                                                                                                       Da una meditazione quaresimale di C.M. Martini

 


giovedì 14 luglio 2022

14 Luglio San Camillo de Lellis


Glorioso San Camillo

Che hai assistito i malati con amore di madre,

dal cielo volgi il tuo sguardo misericordioso

su tutti i sofferenti affinché non venga meno

la loro speranza né la forza di servire

a chi si prende cura di loro.

Si sempre, presso Dio,

il celeste protettore degli infermi perché solo lui:

 

può liberare da ogni male,

può alleviare i dolori del corpo

e la tristezza dell’animo;

può restituire la fiducia

e cancellare la disperazione;

può riempire la solitudine

e asciugare le lacrime;

può concedere la forza per il cammino

e la pazienza dell’attesa;

può offrire la gioia e la pienezza di vita.


Alla tua protezione, infine, ricorriamo per essere

Infiammati della stessa carità

Che ardeva nel tuo cuore,

per amare il nostro prossimo sofferente

come ci ha insegnato il Cristo,

buon samaritano delle anime e dei corpi.

Amen

 


mercoledì 13 luglio 2022

Preghiera a San Camillo de Lellis

 San Camillo de Lellis

Patrono dei Malati e degli Operatori Sanitari

 

Glorioso San Camillo

Che hai assistito i malati con amore di madre,

dal cielo volgi il tuo sguardo misericordioso

su tutti i sofferenti affinché non venga meno

la loro speranza né la forza di servire

a chi si prende cura di loro.

Si sempre, presso Dio,

il celeste protettore degli infermi perché solo lui: 

può liberare da ogni male,

può alleviare i dolori del corpo

e la tristezza dell’animo;

può restituire la fiducia

e cancellare la disperazione;

può riempire la solitudine

e asciugare le lacrime;

può concedere la forza per il cammino

e la pazienza dell’attesa;

può offrire la gioia e la pienezza di vita. 

Alla tua protezione, infine, ricorriamo per essere

Infiammati della stessa carità

Che ardeva nel tuo cuore,

per amare il nostro prossimo sofferente

come ci ha insegnato il Cristo,

buon samaritano delle anime e dei corpi.

Amen

giovedì 16 settembre 2021

Beatitudini per il Nostro Tempo

BEATI quelli che sanno ridere di se stessi:

non finiranno mai di divertirsi.

BEATI quelli che sanno distinguere un ciottolo da una montagna:

eviteranno tanti fastidi.

BEATI quelli che sanno ascoltare e tacere:

impareranno molte cose nuove.

BEATI quelli che sono attenti alle richieste degli altri:

saranno dispensatori di gioia.

BEATI sarete voi se saprete guardare con attenzione le cose piccole e serenamente quelle

importanti:

andrete lontano nella vita.

BEATI voi se saprete apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo:

il vostro cammino sarà sempre pieno di sole.

BEATI voi se saprete interpretare con benevolenza gli atteggiamenti degli altri anche contro le

apparenze:

sarete giudicati ingenui, ma questo è il prezzo dell'amore.

BEATI quelli che pensano prima di agire e che pregano prima di pensare:

eviteranno tante stupidaggini.

BEATI soprattutto voi che sapete riconoscere il Signore in tutti coloro che incontrate:

avete trovato la vera luce e la vera pace.

 

Anonimo


 

 

 

domenica 12 aprile 2020

Pregare nella settimana santa


Domenica di Pasqua 12 Aprile

† Dal Vangelo secondo Giovanni 20,1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

La risurrezione di Gesù ci trasforma con la forza dello Spirito Santo. Gesù è vivo, è vivo fra noi, è vivente e ha quella forza di trasformare. Com’è bello pensare che si è annunciatori della risurrezione di Gesù non solamente a parole, ma con i fatti e con la testimonianza della vita! Gesù non vuole discepoli capaci solo di ripetere formule imparate a memoria. Vuole testimoni: persone che propagano speranza con il loro modo di accogliere, di sorridere, di amare. Soprattutto di amare: perché la forza della risurrezione rende i cristiani capaci di amare anche quando l’amore pare aver smarrito le sue ragioni. C’è un “di più” che abita l’esistenza cristiana, e che non si spiega semplicemente con la forza d’animo o un maggiore ottimismo. La fede, la speranza nostra non è solo un ottimismo; è qualche altra cosa, di più! È come se i credenti fossero persone con un “pezzo di cielo” in più sopra la testa. È bello questo: noi siamo persone con un pezzo di cielo in più sopra la testa, accompagnati da una presenza che qualcuno non riesce nemmeno ad intuire. Così il compito dei cristiani in questo mondo è quello di aprire spazi di salvezza, come cellule di rigenerazione capaci di restituire linfa a ciò che sembrava perduto per sempre. Quando il cielo è tutto nuvoloso, è una benedizione chi sa parlare del sole. Ecco, il vero cristiano è così: non lamentoso e arrabbiato, ma convinto, per la forza della risurrezione, che nessun male è infinito, nessuna notte è senza termine, nessun uomo è definitivamente sbagliato, nessun odio è invincibile dall’amore. Ecco, cari fratelli e sorelle, perché il cristiano è un missionario di speranza. Non per suo merito, ma grazie a Gesù, il chicco di grano, caduto nella terra, è morto e ha portato molto frutto.
                                                                                                         Papa Francesco



sabato 11 aprile 2020

Pregare nella settimana santa


Sabato santo 11 Aprile

† Dal Libro del Profeta Isaia 53,5-9
Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca.


Di che cosa ti preoccuperai? Per che cosa ti affannerai? Chi ti ha fatto si prenderà cura di te. Chi ebbe cura di te prima che tu esistessi, non si curerà di te, quando ormai sei ciò che egli ha voluto tu fossi? Perché ormai sei fedele, già cammini sulla via della giustizia. Non avrà dunque cura di te colui che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti? Trascurerà, abbandonerà, lascerà solo te che sei già giusto e vivi della fede? Al contrario egli ti benefica, ti aiuta, ti dà qui ciò che ti è necessario, ti difende dalle avversità. Facendoti doni ti consola affinché tu perseveri, togliendoteli ti corregge affinché tu non perisca; il Signore ha cura di te, stai tranquillo. Ti sostiene colui che ti ha fatto, non cadere dalla mano del tuo creatore; se cadrai dalla mano del tuo artefice ti spezzerai. La buona volontà ti aiuta a rimanere nelle mani di Colui che ti ha creato. Di’: il mio Dio lo vuole; Egli mi reggerà, egli mi sosterrà. Abbandonati a lui; non credere che ci sia il vuoto, quasi che tu dovessi precipitare; non t’immaginare una cosa di questo genere. Mai egli ti mancherà; non mancargli tu, non mancare a te stesso. Il Signore ha cura di me.
                                                                                                                                                                                                                                                                Agostino di Ippona




venerdì 10 aprile 2020

Pregare nella settimana santa


Venerdi santo 10 Aprile

† Dal Vangelo secondo Giovanni 19,1-11
Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: “Salve, re dei Giudei!”. E gli davano schiaffi. Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: “Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna”. Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: “Ecco l’uomo!”. Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: “Crocifiggilo! Crocifiggilo!”. Disse loro Pilato: “Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa”. Gli risposero i Giudei: “Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio”. All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: “Di dove sei tu?”. Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: “Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?”. Gli rispose Gesù: “Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande”.


Hanno forato le sue mani e i suoi piedi e hanno aperto il suo costato con la lancia. E attraverso queste aperture, io posso succhiare il miele dalla roccia e l’olio che cola dalla pietra durissima, gustare e vedere cioè come è buono il Signore. Egli pensava pensieri di pace e io non lo sapevo. Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore? o chi mai è stato il suo consigliere? (Rm 11,34). Ma il chiodo che penetra in lui è divenuto per me una chiave che mi schiude il segreto della volontà del Signore. Come non vederla attraverso queste aperture? I chiodi e le piaghe gridano che veramente, nel Cristo, è Dio che riconcilia il mondo con sé. Il ferro ha trapassato la sua anima e toccato il suo cuore, perché egli ormai sapesse compatire le mie infermità. Il segreto del cuore si manifesta attraverso le ferite del corpo; appare manifesto questo grande sacramento d’infinita bontà, la profonda e misericordiosa tenerezza del nostro Dio, per cui una luce ci ha visitato dall’alto (Lc 1,78). E come questa tenerezza potrebbe non apparire attraverso le sue ferite? C’è qualcosa, più delle tue piaghe in cui appaia con maggior evidenza che tu, Signore, sei dolce e clemente e ricco di misericordia? (Sal 85,5). Nessuno infatti ha amore più grande di colui che dà la sua vita per dei destinati e condannati alla morte.
                                                                                           Bernardo di Chiaravalle



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giovedì 9 aprile 2020

Pregare nella settimana santa


Giovedi santo 9 Aprile

† Dal Vangelo secondo Giovanni 13,1-9.12-15
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo”. Gli disse Pietro: “Tu non mi laverai i piedi in eterno!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!”... Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”.


Gesù vuol vivere in me. Lui non si è isolato. Ha camminato in mezzo agli uomini. Con me cammina tra gli uomini d’oggi. Incontrerà ciascuno di quelli che entreranno nella mia casa, ciascuno di quelli che incrocerò per la strada, altri ricchi come quelli del suo tempo, altri poveri, altri eruditi e altri ignoranti, altri bimbi e altri vegliardi, altri santi e altri peccatori, altri sani e altri infermi. Tutti saranno quelli che egli è venuto a cercare. Ciascuno, colui che è venuto a salvare. A coloro che mi parleranno, egli avrà qualche cosa da dire. A coloro che verranno meno, egli avrà qualche cosa da dare. Ciascuno esisterà per lui come se fosse il solo. Nel rumore egli avrà il suo silenzio da vivere. Nel tumulto, la sua pace da portare. Gesù, in tutto, non ha cessato di essere il Figlio. Vuole in me rimanere legato al Padre.
                                                                                                                            Madeleine Delbrêl



mercoledì 8 aprile 2020

Pregare nella settimana santa


Mercoledi santo 8 Aprile

† Dal Vangelo secondo Matteo 26,17-23.25
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?”. Ed egli rispose: “Andate in città da un tale e ditegli: ‘Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli’”. I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: “In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà”. Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”. Ed egli rispose: “Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà”... Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”.

Con il mistero della Morte e Risurrezione di Cristo, Dio scende fino in fondo nella nostra umanità per riportarla a Lui, per elevarla alla sua altezza. La fede è credere a questo amore di Dio che non viene meno di fronte alla malvagità dell’uomo, di fronte al male e alla morte, ma è capace di trasformare ogni forma di schiavitù, donando la possibilità della salvezza. Avere fede, allora, è incontrare questo “Tu”, Dio, che mi sostiene e mi accorda la promessa di un amore indistruttibile che non solo aspira all’eternità, ma la dona; è affidarmi a Dio con l’atteggiamento del bambino, il quale sa bene che tutte le sue difficoltà, tutti i suoi problemi sono al sicuro nel “tu” della madre. E questa possibilità di salvezza attraverso la fede è un dono che Dio offre a tutti gli uomini. Penso che dovremmo meditare più spesso – nella nostra vita quotidiana, caratterizzata da problemi e situazioni a volte drammatiche – sul fatto che credere cristianamente significa questo abbandonarmi con fiducia al senso profondo che sostiene me e il mondo, quel senso che noi non siamo in grado di darci, ma solo di ricevere come dono, e che è il fondamento su cui possiamo vivere senza paura. E questa certezza liberante e rassicurante della fede dobbiamo essere capaci di annunciarla con la parola e di mostrarla con la nostra vita di cristiani.
                                                                                                                                                          Benedetto XVI


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martedì 7 aprile 2020

Pregare nella settimana santa



Martedi santo 7 Aprile

† Dal Vangelo secondo Giovanni 13,21-27.30-33
Dette queste cose, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: “In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà”. I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: “Signore, chi è?”. Rispose Gesù: “È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò”. E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: “Quello che vuoi fare, fallo presto”... Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. Quando fu uscito, Gesù disse: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire”.

Un giorno, fratelli miei, noi risorgeremo: ciascuno di noi sorgerà dalla sua tomba e vedrà Gesù Cristo. Vedremo colui che fu appeso alla croce, vedremo le sue ferite, vedremo le piaghe delle sue mani, dei suoi piedi, del suo costato. Vogliamo essere tra quelli che, allora, piangeranno e si lamenteranno, o tra quelli che proveranno gioia? Se non vogliamo piangere quando lo vedremo, dobbiamo rattristarci ora al pensiero di lui. Prepariamoci a incontrare il nostro Dio; tutte le volte che possiamo farlo, mettiamoci alla sua presenza; cerchiamo con l’immaginazione di vedere la croce, di vedere lui appeso alla croce. Avviciniamoci, supplichiamolo di guardarci come ha guardato il ladrone pentito; diciamogli: “Signore, ricordati di me, quando sarai giunto nel tuo regno” (Lc 23,42)... cioè: “Ricordati di me, Signore, nella tua misericordia. Non ricordare i miei peccati, ma la tua croce: ricordati delle tue sofferenze, ricordati che hai sofferto per me, peccatore. Nell’ultimo giorno ricordati che io, durante la mia vita, ho sentito le tue sofferenze, che ho sofferto sulla mia croce accanto a te. Ricordati di me allora, e fa’ che adesso io mi ricordi di te”.
                                                                                                               J.H. Newman



lunedì 6 aprile 2020

Pregare nella Settimana Santa


LUNEDI SANTO

† Dal Vangelo secondo Giovanni 12,1-8
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: “Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?”. Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”.


Fratelli, non siamo spiriti scoraggiati: abbiamo fede, più fede! Che cosa manca un po’ a tutti, a noi tutti, oggi, per adoprarci... a salvare il mondo e a impedire che il popolo si allontani dalla Chiesa? Che cosa ci manca perché la carità, la giustizia, la verità non siano vinte, e non rientrino nel seno di Dio, maledicendo l’umanità, che avrà rifiutato di dare il suo frutto? Ci manca la fede! Chi è di noi, che crede si possano spostare le montagne, guarire i popoli, far predominare la giustizia nel mondo, far risplendere la verità allo spirito umano, unire nella carità di Cristo tutta la terra? Dove sono questi credenti? Più fede, fratelli, ci vuole più fede! Manca la fede in quelli che bisogna salvare, e la fede manca, talora manca o langue assai la fede in me e pur in altri di noi che vogliamo o crediamo di voler illuminare e salvare le folle. Siamo sinceri. Perché non sempre rinnoviamo la società, perché non sempre abbiamo la forza di trascinare? Ci manca la fede... Viviamo poco di Dio, e molto del mondo: viviamo una vita spirituale tisica... Ci manca quella fede che fa della vita un fervido apostolato in favore dei miseri e degli oppressi, com’è tutta la vita e il Vangelo di Gesù Cristo. Manca la fede, quella fede divina, pratica e sociale del Vangelo, che dà al popolo la vita di Dio e anche il pane. È necessaria una grande rinascenza della fede, e che escano dal cuore della Chiesa... i facchini di Dio, i seminatori della fede! Solo con la fede infuocata di carità salveremo gli uomini. Di fede dobbiamo riempire tutte le vie del mondo.
                                                                                                             Don Luigi Orione