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venerdì 10 febbraio 2023

XXXI Giornata Mondiale del Malato

La celebrazione della XXXI Giornata Mondiale del Malato, che ricorre l’11 febbraio, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, è momento propizio per riservare una speciale attenzione alle persone malate e a coloro che le assistono, sia nei luoghi deputati alla cura sia in seno alle famiglie e alle comunità.

Il messaggio di Papa Francesco per questa XXXI Giornata mondiale del malato (testo) ha un titolo ben preciso: “«Abbi cura di lui». La compassione come esercizio sinodale di guarigione”.

Davanti alla malattia e alla vulnerabilità, dice il Papa, la Chiesa intera e la società tutta devono misurarsi con l’esempio evangelico del buon samaritano, per diventare un valido ospedale da campo. Papa Francesco, inoltre, nel suo messaggio ci ricorda che: “La malattia fa parte della nostra esperienza umana. Ma essa può diventare disumana se è vissuta nell’isolamento e nell’abbandono, se non è accompagnata dalla cura e dalla compassione. Quando si cammina insieme, è normale che qualcuno si senta male, debba fermarsi per la stanchezza o per qualche incidente di percorso. È lì, in quei momenti, che si vede come stiamo camminando. [……] Perciò, in questa XXXI Giornata Mondiale del Malato, nel pieno di un percorso sinodale, vi invito a riflettere sul fatto che proprio attraverso l’esperienza della fragilità e della malattia possiamo imparare a camminare insieme secondo lo stile di Dio, che è vicinanza, compassione e tenerezza”.

“La Giornata Mondiale del Malato, – ricorda ancora il papa – non invita soltanto alla preghiera e alla prossimità verso i sofferenti; essa, nello stesso tempo, mira a sensibilizzare il popolo di Dio, le istituzioni sanitarie e la società civile a un nuovo modo di avanzare insieme”.

Il suo è un appello che interrompe l’indifferenza e frena il passo di chi avanza solo, come se non avesse sorelle e fratelli. Un impegno che dobbiamo tradurre nel tempo corrente attualizzandolo attraverso le nostre vite, facendoci dono al prossimo assumendo la «compassione come esercizio sinodale di guarigione». Un impegno che ben si riassume nel semplice invito, propostoci da Papa Francesco, tratto dal Vangelo di Luca: Abbi cura di lui.

Dobbiamo tutti compiere un grande sforzo di misericordia per essere vicini a chi soffre, per consolare coloro che sono nel pianto, liberandoci dall’avere cuore solo “per sé” che porta alla sclerocardia, quella malattia del cuore che lo rende duro, insensibile.

Invochiamo tutti insieme la Vergine Maria, perché ci accolga tutti sotto il manto della sua misericordia e ci sostenga in ogni necessità. Ella non si è mai staccata dal suo Figlio Gesù, anche nella sofferenza della croce. Con lei, rimaniamo sempre con Gesù e saremo sorgente di misericordia e di amore per tutti coloro bisognosi di un sostegno, un ascolto, un sorriso, una carezza per  non farli sentire soli e dimenticati.

p. Alessandro



domenica 23 ottobre 2022

La Giornata Missionaria Mondiale

La Giornata Missionaria Mondiale 2022 trova il suo principale riferimento tematico nel messaggio di Papa Francesco, pubblicato il 6 gennaio scorso, che porta il titolo «Di me sarete testimoni» (At 1,8). Il Papa ci dice: «Come Cristo è il primo inviato, cioè missionario del Padre (cfr Gv 20,21) e, in quanto tale, è il suo “testimone fedele” (cfr Ap 1,5), così ogni cristiano è chiamato a essere missionario e testimone di Cristo. E la Chiesa, comunità dei discepoli di Cristo, non ha altra missione se non quella di evangelizzare il mondo, rendendo testimonianza a Cristo. L’identità della Chiesa è evangelizzare».

La Chiesa è per sua natura missionaria, evangelizzare è la sua identità. Gesù, prima di salire in Cielo, lascia ai suoi discepoli il mandato che è chiamata essenziale per tutti i cristiani: "Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra". Nel messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2022 che verrà celebrata domenica 23 ottobre, e che ha assunto come tema le parole di Gesù, Papa Francesco offre alcune brevi riflessioni sulle parole chiave che descrivono la vita e la missione dei discepoli.

Mi sarete testimoni: queste parole, scrive il Papa, sono "il punto centrale": Gesù dice che tutti i discepoli saranno suoi testimoni e che "saranno costituiti tali per grazia" e "la Chiesa, comunità dei discepoli di Cristo, non ha altra missione se non quella di evangelizzare il mondo, rendendo testimonianza a Cristo". Francesco fa quindi notare che l'uso del plurale: "sarete testimoni" indica "il carattere comunitario-ecclesiale della chiamata". E prosegue: Ogni battezzato è chiamato alla missione nella Chiesa e su mandato della Chiesa: la missione perciò si fa insieme, non individualmente, in comunione con la comunità ecclesiale e non per propria iniziativa. E se anche c’è qualcuno che in qualche situazione molto particolare porta avanti la missione evangelizzatrice da solo, egli la compie e dovrà compierla sempre in comunione con la Chiesa che lo ha mandato.

E' Cristo, Colui che dobbiamo testimoniare Papa Francesco cita le parole di san Paolo VI nell' Evangelii Nunziandi: "Evangelizzare non è mai per nessuno un atto individuale e isolato, ma profondamente ecclesiale". Osserva poi che i discepoli "sono inviati da Gesù al mondo non solo per fare la missione, ma anche e soprattutto per vivere la missione; non solo per dare testimonianza, ma anche e soprattutto per essere testimoni di Cristo" I missionari di Cristo non sono inviati a comunicare sé stessi, a mostrare le loro qualità e capacità persuasive o le loro doti manageriali. Hanno, invece l’altissimo onore di offrire Cristo, in parole e azioni, annunciando a tutti la Buona Notizia della sua salvezza con gioia e franchezza, come i primi apostoli.

Francesco ricorda ancora san Paolo VI quando avvertiva che "l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri", afferma quindi che per la trasmissione della fede è fondamentale "la testimonianza di vita evangelica dei cristiani", ma che "resta altrettanto necessario" l'annuncio della persona e del messaggio di Cristo. Scrive nel messaggio: Nell’evangelizzazione, perciò, l’esempio di vita cristiana e l’annuncio di Cristo vanno insieme. L’uno serve all’altro. Sono i due polmoni con cui deve respirare ogni comunità per essere missionaria. Questa testimonianza completa, coerente e gioiosa di Cristo sarà sicuramente la forza di attrazione per la crescita della Chiesa anche nel terzo millennio. Esorto pertanto tutti a riprendere il coraggio, la franchezza, quella parresia dei primi cristiani, per testimoniare Cristo con parole e opere, in ogni ambiente di vita.

La missione affidata ai discepoli ha un carattere universale, da Gerusalemme si allarga fino 'all'estremità della terra'. E Francesco fa una precisazione: essi "non sono mandati a fare proselitismo, ma ad annunciare; il cristiano non fa proselitismo." Sono immagine della Chiesa "in uscita". A causa delle persecuzioni a Gerusalemme, i primi cristiani si dispersero e "testimoniarono Cristo dappertutto", osserva il Papa e prosegue:

Qualcosa di simile ancora accade nel nostro tempo. A causa di persecuzioni religiose e situazioni di guerra e violenza, molti cristiani sono costretti a fuggire dalla loro terra verso altri Paesi. Siamo grati a questi fratelli e sorelle che non si chiudono nella sofferenza ma testimoniano Cristo e l’amore di Dio nei Paesi che li accolgono.

Spingersi "fino ai confini della terra", scrive ancora il Papa, è un'indicazione che "dovrà interrogare i discepoli di Gesù di ogni tempo": La Chiesa di Cristo era, è e sarà sempre “in uscita” verso i nuovi orizzonti geografici, sociali, esistenziali, verso i luoghi e le situazioni umane “di confine”, per rendere testimonianza di Cristo e del suo amore a tutti gli uomini e le donne di ogni popolo, cultura, stato sociale. In questo senso, la missione sarà sempre anche 'missio ad gentes', come ci ha insegnato il Concilio Vaticano II, perché la Chiesa dovrà sempre spingersi oltre, oltre i propri confini, per testimoniare a tutti l’amore di Cristo.

"Riceverete la forza dello Spirito Santo" Di fronte ad una così grande responsabilità, Gesù promette ai suoi anche la grazia per farcela: lo Spirito Santo darà loro forza e sapienza. Senza lo Spirito nessun cristiano potrà dare piena testimonianza di Cristo: Perciò ogni discepolo missionario di Cristo è chiamato a riconoscere l’importanza fondamentale dell’agire dello Spirito, a vivere con Lui nel quotidiano e a ricevere costantemente forza e ispirazione da Lui. Anzi, proprio quando ci sentiamo stanchi, demotivati, smarriti, ricordiamoci di ricorrere allo Spirito Santo nella preghiera, la quale – voglio sottolineare ancora – ha un ruolo fondamentale nella vita missionaria, per lasciarci ristorare e fortificare da Lui, sorgente divina inesauribile di nuove energie e della gioia di condividere con gli altri la vita di Cristo.

 Essere Testimoni allora, è il mandato a cui ogni cristiano è chiamato ad essere, un impegno a vivere e portare nella nostra vita la speranza, ad essere evangelizzatori con il nostro esempio.

 


sabato 1 ottobre 2022

Ottobre Mese del Rosario

Ottobre è il mese dedicato al santo del rosario. Da cosa nasce questa scelta? Le ragioni sono varie, legate soprattutto a vicende storiche. Infatti il 7 ottobre del 1571 ebbe luogo la Battaglia di Lepanto che vide affrontarsi le flotte dell’Impero ottomano e quella della Lega Santa, che riuniva le forze della Repubblica di Venezia, della Spagna, dello Stato Pontificio, di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato di Toscana, del Ducato di Urbino, della Repubblica di Lucca, del Ducato di Ferrara e del Ducato di Mantova. La vittoria della Lega Santa fu schiacciante e determinò il tramonto dello strapotere mussulmano in Europa.

Come è facile immagine questa battaglia ebbe incredibili ripercussioni sul piano religioso. Già prima che essa avesse inizio, alla partenza della flotta della Lega Santa, il Papa Pio V aveva benedetto lo stendardo della Lega che raffigurava su uno sfondo rosso il Crocifisso affiancato dagli apostoli Pietro e Paolo. Sopra di esso, il motto di Costantino In hoc signo vinces. Inoltre la nave ammiraglia Real ostentava come insegna l’immagine della Madonna con la scritta “S. Maria succurre miseris“. La leggenda vuole che a battaglia finita, molto prima di poterne avere avuto notizia, viste le difficoltà di comunicazione dell’epoca, il Pontefice ebbe una visione in cui gli veniva dato l’annuncio che la Lega aveva vinto la battaglia a mezzogiorno. Esclamò dunque: “Sono le 12, suonate le campane, abbiamo vinto a Lepanto per intercessione della Vergine Santissima“, e congedò tutti i presenti. Il Papa dichiarò successivamente che era stata l’intercessione misericordiosa della Vergine Maria a portare la Lega Santa alla vittoria, e per questo volle consacrare il 7 di ottobre a Nostra Signora della Vittoria. Il suo successore Papa, Gregorio XIII, modificò la dedica in Nostra Signora del Rosario. Si diffuse sempre di più la credenza che, prima della battaglia, tutti i soldati della Lega avessero invocato su di sé la protezione di Maria recitando il Rosario, e che fosse stato questo a garantire loro la vittoria. Anche la tradizione di far suonare le campane a distesa a mezzogiorno sarebbe da attribuire alla Battaglia di Lepanto e alla visione di Pio V.

Dunque Ottobre è definito il Mese del Rosario e il giorno 7 viene tuttora festeggiata la Beata Maria Vergine del Rosario, sebbene non tutti sappiano ricollegarla alla battaglia di Lepanto. In effetti l’origine della Madonna del Rosario è precedente, e risale all’apparizione di Maria a San Domenico nel 1208 a Prouille, e quindi all’epoca dell’istituzione dei domenicani. La battaglia definì solo in quale giorno la Chiesa cattolica dovesse celebrare la festa della Madonna del Rosario, o Madonna della Vittoria.

Il culto della Madonna del Rosario si diffuse ancora di più con le apparizioni di Lourdes del 1858. Fu in occasione di queste apparizioni che la Madonna in persona raccomandò la pratica di questa devozione.

In questo mese più che in ogni altro è opportuno trovare un po’ di tempo per recitare il santo rosario. Fra tutte le preghiere il Rosario è quella che ci avvicina maggiormente a Gesù, e lo fa attraverso la dolce intercessione di Sua Madre. È una preghiera contemplativa, la preghiera del cristiano che affronta il cammino della fede, diretto verso Gesù, seguendo le orme e l’esempio di Maria. I grani del Rosario che scorrono tra le dita scandiscono il trascorrere dei giorni e degli anni di vita di ogni cristiano, segnando passo dopo passo il suo cammino di fede. Tutto nel Roasio converge verso Gesù, verso la sua immagine simboleggiata dal Crocefisso, proprio come tutta la vita del credente deve essere indirizzata esclusivamente a Lui. È importante recitare il Rosario il più possibile, in questo mese, da soli, ma anche in famiglia e nelle parrocchie.

Il rosario della vergine è un efficace strumento di preghiera di contemplazione che ci potrà aiutare a riscoprire questa presenza di Dio nel nostro quotidiano a rivivere la vita del Cristo sull'esempio di Maria che conservava viva nel suo cuore la memoria delle cose di Dio. La contemplazione di Maria è fatta di parola, di croce, di spirito Santo. Ogni vita contemplativa, nella chiesa nasce essenzialmente da una parola che lo Spirito genera nel cuore dell'uomo e fa maturare nella fecondità pasquale della croce. Per questo una vita contemplativa autentica ha bisogno di tanto deserto, di tanta solitudine feconda nello spirito, di tanta gioia di una vera penitenza. È nota l'affermazione del cardinal Newman: "il rosario è il credo che diventa preghiera" più che una definizione vera è proprio un'intuizione, che però cogliere il senso più autentico, più originale e originario di queste devozioni.


 

giovedì 10 febbraio 2022

XXX Giornata Mondiale del Malato

 SIATE MISERICORDIOSI COME IL PADRE VOSTRO E’ MISERICORDIOSO


Sono già trascorsi trent’anni da che Papa Giovanni Paolo II ha istituito la Giornata Mondiale del Malato. Questa giornata fu istituita per sensibilizzare cristiani,società civile ed istituzioni verso i sofferenti e di chi se ne prende cura. Mai come quest’anno (unitamente a quello passato) questa giornata rappresenta un momento di riflessione profonda su chi siano i malati, sul ruolo fondamentale che ricoprono nella nostra società e sull’importanza di chi li assiste quotidianamente.

Nella lettera di presentazionePapa Francesco parte dalla figura misericordiosa di Dio (Padre e Madre insieme) rappresentata tangibilmente dal Figlio Gesù (curatore e sanificatore dell’uomo) per arrivare ad affermare l’opera missionaria principale degli Apostoli che è, appunto, evangelizzare e curare gli infermi. Nella malattia il dolore isola(e non solo il dolore, ma la malattia stessa, come lo stiamo vivendo in questa pandemia) e accresce il senso di angoscia, la tristezza e la solitudine. Avere accanto nella sofferenza se non i propri cari dei testimoni di Cristo Misericordioso diventa molto importante e, certo, dà consolazione.

E questo compito riguarda anche gli operatori sanitari e, di conseguenza, l’esercizio della loro che, non può considerarsi un semplice “mestiere”, ma che assume in questa dimensione il valore di una missione esercitata con competenze professionali elevate, come elevata è la responsabilità nel suo esplicarsi.

“Cari operatori sanitari – dice il Papa- il vostro servizio accanto ai malati, svolto con amore e competenza, trascende i limiti della professione per diventare una missione.  Le vostre mani che toccano la carne sofferente di Cristo possono essere segno delle mani misericordiose del Padre. Siate consapevoli della grande dignità della vostra professione, come pure della responsabilità  che essa comporta”. E continua dicendo “Il malato è sempre più importante della sua malattia per questo ogni approccio terapeutico non può prescindere dall’ascolto del paziente…”  ed ancora “Per questo auspico che i percorsi formativi degli operatori della salute siano capaci di abilitare all’ascolto e alla dimensione relazionale”. Parole importanti che, oltre a sottolineare lo spessore e la grande considerazione della nostra figura, ridimensiona il suo profilo (per anni a noi “imposto” di mera professione senza sfumature di “missionarietà”), sia fatto di competenze tecniche che di “cuore”, a prescindere da qualsiasi dimensione religiosa.

In questi tempi di pandemia, dove la stanchezza, lo scoraggiamento, il dolore ed a volte anche la rabbia prendono il sopravvento, forse sarebbe di aiuto rileggere tra le righe di questa lettera di Papa Francesco un segno di speranza e di incoraggiamento ad andare sempre avanti con grande senso di responsabilità e soprattutto, di umanità perché, al di là di tutto, ciò che ci muove è sempre il bene dell’altro, la sua serenità, il superare il suo ed il nostro senso di sofferenza.

E ben venga, allora, la Giornata Mondiale del Malato a ricordare e a ricordarci il grande privilegio e la grande responsabilità che abbiamo nel fare ciò che facciamo ed in cui crediamo profondamente. 

Carmen



Preghiera per la XXX Giornata Mondiale del Malato

 

Padre misericordioso, fonte della vita,

custode della dignità di ogni persona,

ricolmaci della tua misericordia

e fa’ che, camminando insieme, possiamo testimoniare

la tua predilezione per chi è rifiutato, sofferente e solo.

Sostieni sempre medici, infermieri,

sanitari e tutti i curanti.

 

Signore Gesù, umiliato e crocifisso,

custode dell’umana sofferenza,

insegnaci a servire e amare ogni fratello e sorella.

Tu che hai sperimentato il dolore e l’abbandono,

accompagna tutti i malati

e sofferenti nel corpo e nello spirito

e insegnaci a scoprire il tuo volto in ognuno di loro.

 

Spirito Santo, nostro paraclito,

custode dell’umanità bisognosa di cura e di amore,

soccorri la nostra debolezza e vulnerabilità,

accogli le nostre quotidiane fatiche e sofferenze,

donaci la speranza dell’incontro beato per l’eternità.

 

Maria, testimone del dolore presso la croce,

prega per noi


sabato 2 ottobre 2021

Ottobre Missionario

L'occhio del re

 Tutti e quattro i vangeli ci parlano di Gesù che mandò i dodici apostoli in missione, ad annunciare la buona novella, la novità del suo messaggio. In particolare l’evangelista Luca nel suo scritto parla anche dell’invio di 72 discepoli (Lc 10,1-12). Perché 72? Perché in quel tempo si credeva che tutti i popoli sulla terra fossero 72. Questo significa che: 1) la missione è impegno di tutti, di tutti i credenti, di ogni battezzato, non solo dei preti, dei frati e delle suore, ma anche dei laici 2) inoltre nessuno è escluso dall’annuncio del dono della salvezza, Dio non esclude nessuno dal suo amore, la salvezza è per ogni uomo indipendentemente dalla razza, nazionalità, lingua, popolo, religione, orientamento sessuale …

Ci racconta ancora l’evangelista Luca che i settantadue discepoli tornarono dalla missione entusiasti, contenti e pieni di gioia dicendo: “Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome (Lc 10,17)”. Al ché Gesù rispose: “Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore (Lc 10,18)”. Cosa vuole dire Gesù con queste parole enigmatiche e misteriose? Ebbene il giudaismo aveva ereditato dall’impero persiano la visione del cielo. Nell’impero persiano c’era una figura importantissima che era il braccio destro dell’imperatore ed era un ministro chiamato “l’occhio del re”. Il suo compito era quello di sorvegliare tutte le persone che nell’impero rivestivano un ruolo di governo e facevano le veci dell’imperatore. Erano ministri, ufficiali, governatori, diplomatici, ambasciatori, vari funzionari … L’occhio del re aveva spie in tutto l’impero e riferiva quindi all’imperatore se un suo ministro stava facendo gli interessi dell’imperatore e se  si comportava onestamente o meno. Era molto temuto perché bastava una sua parola e l’imperatore condannava a morte chi, secondo quanto gli veniva riferito, non si era comportato secondo i suoi ordini. Era facile vedere volare teste. Se questo ministro, per esempio, riferiva all’imperatore: “guarda che il governatore della Cappadocia ha aumentato le tasse, ma sta mettendo da parte per sé i soldi che i suoi funzionari riscuotono, invece di versarli nelle casse dell’impero …”. Questo tale veniva trascinato davanti all’imperatore, accusato, privato dei suoi beni, condannato a morte con tutta la sua famiglia e sostituito con un altro ministro più onesto. Quindi questo ministro “l’occhio del re” aveva un grande potere ed era molto temuto. Questa immagine è stata applicata dal giudaismo alla corte celeste. Satana è un funzionario della corte celeste, è precisamente “l’occhio di Dio”, non è un nemico di Dio, ma cura gli interessi del Signore, scende sulla terra spia gli uomini e poi riferisce a Dio. È incaricato di accusare chi non si comporta secondo le leggi del Signore perché sia quindi castigato da Dio. Basta leggere il libro di Giobbe, dove Dio riceve i suoi figlioli e fra questi c’è anche il Satana il cui compito è quello di  fare la spia e sorvegliare  gli uomini, e poi accusarli presso Dio per poi infliggere loro la pena per i loro peccati. Il libro di Giobbe inizia precisamente raccontando che il Satana (l’occhio di Dio) è a colloquio con Dio il quale, semplificando, dice a Satana: “hai visto il mio servo Giobbe? È un uomo giusto, pio, devoto … Ma il Satana gli controbatte: “certamente è molto devoto perché gli hai dato tutto, moglie, figli, figlie, servi, case, campi, greggi, armenti, proprietà, ricchezze …, ma se non avesse tutto questo, sicuramente anziché pregare e benedirti, ti maledirebbe”. Dio gli rispose: “Sono sicuro che Giobbe mi ama al di là di tutto quello che ha ricevuto”. Ma il Satana insiste: “Io invece sono convinto del contrario. Lascia che lo privi dei suoi beni e poi vedrai se quest’uomo ti rimarrà fedele. Scommettiamo che ho ragione?”. Dio gli permise allora di mettere alla prova il suo servo Giobbe: “fai pure quello che vuoi. Ma non privare Giobbe della sua vita”. Fu così che incominciarono le disgrazie per Giobbe il quale in un solo giorno perse tutto, figli, figlie, greggi, armenti, ricchezze, case, campi, proprietà …. La conclusione del dramma di Giobbe è che alla fine Dio dirà al Satana: “Hai visto che avevo ragione? Giobbe non mi ha maledetto. È rimasto fedele, non ha perso la sua fede”. E poi il Signore solleverà Giobbe dalla miseria e dalla povertà restituendogli quello che aveva perso. Quindi cosa vuole dirci Gesù con queste parole: “Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore (Lc 10,18)?”. Con l’annunzio dei Settantadue discepoli, la Buona Notizia ha avuto successo. La gente ha compreso che nessuno è escluso dalla salvezza e dall’amore di Dio. Quindi ora non c’è più bisogno dell’occhio del re perché Dio non castiga più nessuno. La Buona Notizia è che Dio non è buono, ma è esclusivamente buono. Infatti, il Dio di Gesù non è il Dio della religione che premia i buoni e castiga i malvagi, ma a tutti comunica amore. È il Padre misericordioso che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, manda la pioggia ai giusti e agli ingiusti. Per questo motivo il ruolo dell’occhio di Dio, di Satana è finito. È inutile che lui vada ad accusare davanti a Dio coloro che si sono comportati male perché la buona notizia è che Dio non castiga più nessuno, ma comunica amore a tutti persino agli ingrati e malvagi. Per questa ragione Satana viene cacciato dal cielo, il suo ruolo è terminato. Nell’Apocalisse a proposito di questo, si legge: “E’ stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte (Ap 12,10)”. Ecco perciò perché Gesù con gioia afferma: “vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore”. Il fatto che Dio non è un giustiziere, ma un padre misericordioso, ci impegna oggi a portare questo buona novella ad ogni popolo della terra. Da qui nasce la vocazione missionaria della chiesa. E come sappiamo ottobre è il mese missionario che ci ricorda la nostra comune vocazione a far conoscere la novità del messaggio di Gesù. E in occasione del mese missionario la cappellania dell’ospedale Sant’Anna devolverà tutte le offerte del mese per aiutare l’ospedale St. Camille di Port au Prince ad Haiti, il paese più povero dell’America crudelmente colpito, come sappiamo, da un terribile terremoto (aveva già subito un altro terremoto dieci anni fa’ nel 2011 con migliaia di vittime) e quindi bisognoso di materiale sanitario per assistere e curare i numerosi feriti e aiutare la popolazione duramente provata dalla miseria, dalla povertà e in grande difficoltà.  

                                                                                     p. Fabio Giudici

venerdì 1 ottobre 2021

Ottobre Missionario

 “Testimoni e profeti”.

 

E’ questo lo slogan ideato dalla Direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie per la Giornata Missionaria Mondiale  2021 che si celebrerà Domenica 24 Ottobre 2021.
 Ogni anno questo appuntamento vuole alimentare la fraternità universale della Chiesa, ossia la comunione con tutte le Comunità Cristiane sparse nel mondo, oltre all’impegno di solidarietà con le Chiese di più recente formazione, con quelle che vivono nei paesi più poveri e con quelle che soffrono persecuzione.
Inoltre, dal punto di vista pastorale, il “mese missionario” diventa l’occasione per aiutare le nostre comunità cristiane e i tutti i credenti ad alimentare la propria “missione” nella Chiesa e nel mondo.

Il tema che viene proposto per l’ottobre missionario di quest’anno viene a completare un percorso triennale di formazione missionaria che è stato pensato come sviluppo del Mese Missionario Straordinario voluto da Papa Francesco nel 2019. Infatti questa è la sequenza nei vari anni:

  • “Battezzati e inviati”: riscoprire la vocazione missionaria che è di tutti i battezzati (2019);
  • “Tessitori di Fraternità”: vivere il progetto di Gesù come discepoli che amano come Lui ha amato (2020);
  • “Testimoni e Profeti”: annunciare il Regno di Dio, che verrà e che è già germogliato in mezzo a noi (2021).

TESTIMONI E PROFETI: siamo chiamati a guardare questo tempo che viviamo e la realtà che ci circonda con occhi di fiducia e di speranza. Siamo certi che, anche nel mezzo della pandemia e delle crisi conseguenti che ci accompagneranno per molto tempo ancora, il Signore non ci ha mai abbandonato e continua ad accompagnarci. Il Regno di Dio non è solo una promessa per un futuro che sentiamo ancora troppo lontano. Il suo Regno è già inaugurato, è già presente: ne sappiamo leggere i segni e, da autentici missionari, lo facciamo conoscere perché sia una speranza rigeneratrice per tutti.

Papa Francesco, nel Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale, ci esorta ad essere testimoni e profeti, con lo stesso coraggio di Pietro e Giovanni che, davanti ai capi del popolo e agli anziani, non hanno paura di dire: «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20). Papa Francesco dice: “Nel contesto attuale c’è bisogno urgente di missionari di speranza che, unti dal Signore, siano capaci di ricordare profeticamente che nessuno si salva da solo. Come gli Apostoli e i primi cristiani, anche noi diciamo con tutte le nostre forze: «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20)”. E più avanti Papa Francesco aggiunge: “I primi cristiani, lungi dal cedere alla tentazione di chiudersi in un’élite, furono attratti dal Signore e dalla vita nuova che Egli offriva ad andare tra le genti e testimoniare quello che avevano visto e ascoltato: il Regno di Dio è vicino. Lo fecero con la generosità, la gratitudine e la nobiltà proprie di coloro che seminano sapendo che altri mangeranno il frutto del loro impegno e del loro sacrificio. Prendiamoci allora questo mese per far nostro l’invito di Papa Francesco ad essere testimoni e Profeti, a vivere con la nostra vita la bellezza di un incontro con il Cristo Risorto che ci invita ad essere portatori di speranza a tutti coloro che vivono situazioni di difficoltà, malattia e solitudine

 

martedì 2 febbraio 2021

43a Giornata Nazionale per la Vita

 Pubblichiamo il Messaggio che il Consiglio Episcopale Permanente della CEI ha preparato per la 43a Giornata Nazionale per la Vita che si celebrerà il 7 febbraio 2021 sul tema “Libertà e vita”.

lunedì 1 febbraio 2021

Conversione di San Camillo de Lellis


 Il 2 febbraio 1575, all’età di 25 anni, il giovane Camillo de Lellis abbandona per sempre la vita sbandata e dissoluta condotta fino a quel momento per dedicarsi completamente ai più bisognosi. La sua conversione avviene  nella cosiddetta “Valle dell’inferno”, lungo la strada che collega San Giovanni Rotondo a Manfredonia.

Camillo vita, soldato di ventura e giocatore incallito, era giunto a Manfredonia da Napoli per cercare fortuna, riducendosi a fare il mendicante davanti alla chiesa di San Domenico. Qui viene notato da un nobile del luogo, Antonio di Nicastro, procuratore dei padri Cappuccini, che gli chiede di lavorare come manovale alla costruzione di un convento e dell’annessa chiesa. Dopo un po’ di titubanza, Camillo accetta.

Il primo febbraio 1575 Camillo giunge a San Giovanni Rotondo, per portare viveri ai frati del locale convento. Qui viene accolto dal guardiano padre Angelo, che si intrattiene con lui nel pergolato dell’orto e gli fa “un breve ragionamento spirituale”, parlandogli di Dio e del senso sell’esistenza.  Camillo si commuove, è fortemente scosso.

Al mattino del 2 febbraio, festa della Purificazione della Vergine Maria, riparte in direzione di Manfredonia. Qui, sull’altopiano pietroso del Gargano, avviene la sua conversione. “Ah, misero me, che grande cecità è stata la mia vita senza conoscere prima il mio Signore! Perché non mi sono speso per servirlo? Perdona Signore, perdona a questo gran peccatore”, esclama a gran voce.

Fare memoria del giorno in cui il fondatore dell’Ordine ha cambiato definitivamente vita è un buon modo per rievocare le ragioni della vocazione camilliana. Il suo carisma e la sua dedizione totale ai più deboli restano un esempio da seguire, nonostante le umane fragilità che ci accompagnano.

venerdì 25 dicembre 2020

Tanti Auguri di Buon Natale


O Gesù che ti sei fatto Bambino per venire a cercare 

e chiamare per nome ciascuno di noi, tu che vieni ogni giorno e che vieni a noi in questa notte, donaci di aprirti il nostro cuore. 

Noi vogliamo consegnarti la nostra vita, il racconto della nostra storia personale, perché tu illumini, perché tu ci scora il senso ultimo di ogni sofferenza, dolore, pianto, oscurità.

Fa’ che la luce della tua notte illumini e riscaldi i nostri cuori, donaci di contemplarti con Maria e Giuseppe, dona pace alle nostre case, alle nostre famiglie, alla nostra società!

Fa’ che essa ti accolga e gioisca di te e del tuo amore. (Carlo Maria Martini)

 



 

 

giovedì 1 ottobre 2020

Ottobre il mese del Rosario

 

Ottobre non solo è il mese dedicato alle Missioni, ma è anche il mese del Rosario, una preghiera da riscoprire e che ha accompagnato generazioni e generazioni di cristiani. Pregare ci aiuta a vivere più intensamente la nostra vita, a sintonizzarci con il respiro di Dio. Il Rosario – ha detto papa Francesco – “è una sintesi della Divina misericordia” (Udienza generale del 26 ottobre 2016); quest’anno inoltre in occasione del mese di maggio sempre papa Francesco ha scritto una lettera indirizzata a tutti i fedeli, invitandoli proprio a recitare il Rosario, soprattutto in famiglia, dove siamo stati “costretti” a isolarci per molte settimane, in questo particolare e difficile momento della storia del mono.  Il 29 settembre del 2018 il Santo Padre ha invitato i fedeli di tutto il mondo a pregare il Rosario ogni giorno durante il mese di ottobre per chiedere a Maria santissima e a san Miche le Arcangelo di proteggere la chiesa da ogni forma di male, dal Diavolo il cui scopo è di dividere la comunità cristiana.

Padre Pio ad un frate che un giorno gli chiese: “Padre, ma perché dobbiamo recitare sempre il Rosario e non le altre preghiere?”, rispose: “Perché la Madonna non mi ha mai rifiutato una grazia chiesta attraverso la recita del Rosario”.

Non lasciamoci sfuggire questa occasione di riscoprire l’importanza della recita del Santo Rosario nella nostra vita, momento per camminare insieme a Maria nel mondo per essere segno vivo della presenza di Cristo.