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venerdì 28 agosto 2020

IL Signore ha Bisbigliato....

Il Signore ha bisbigliato una parola all'orecchio di un fiore 

E questo si è aperto in tanti petali colorati. 
Il Signore ha bisbigliato una parola ad una pietra, … e questa ha assunto i colori iridescenti e le sfumature del diamante. 
Il Signore ha bisbigliato una parola al ruscello,…. ed esso è sgorgato con la freschezza di una sorgente d’acqua viva e perenne. 
Il Signore, alla fine, si è chinato all'orecchio dell’uomo….. e gli ha sussurrato dolcemente una sola parola: Amore 
Gilal Ed-Did Rumi, monaco sufita del XII secolo



martedì 25 agosto 2020

La Saggezza

La saggezza è la capacità di guardarci attorno, ma soprattutto di saper filtrare ed elaborare dentro di noi gli eventi che possono aiutarci a restare al passo con i tempi e con le persone....

….Un giorno il discepolo chiese al maestro una parabola di saggezza; il maestro gli disse: “Va’ a sederti nella tua cella e la tua cella ti insegnerà la saggezza”. A quel punto il discepolo, quasi con un cenno di stizza, rispose: “Ma io non ho una cella, perché non sono un monaco”. Ma il Maestro dolcemente riprese: “Ma sì che hai una cella: guarda dentro di te e capirai”……. 
                                                                                                             A.De Mello

lunedì 24 agosto 2020

Gli Amici

Esistono persone che ci rendono felici per il solo fatto di averle incontrate sul cammino della nostra vita. Alcune percorrono il cammino al nostro fianco per molti anni, altre, invece, appena le intravediamo tra un passo e un altro. Le consideriamo tutte nostri amici anche se ce ne sono di tanti tipi. 

Ogni foglia dell’albero caratterizza uno dei nostri amici. Le prime foglie che nascono dai rami sono i nostri amici papà e mamma che ci insegnano che cos’è la vita. 
Quindi vengono i nostri amici fratelli con i quali condividiamo il nostro spazio perché possano fiorire come noi. 
Vi è quindi tutto quell’insieme di foglie che appartengono alla cerchia dei nostri parenti e per le quali desideriamo ogni bene. Il destino ci offre inoltre altri amici che non sapevamo che avremmo incontrato sul nostro cammino. 
Molti di essi li chiamiamo amici del cuore, amici dell’anima. Sono sinceri, veraci. Sanno quando non stiamo bene, sanno ciò che ci rende felici. 
A volte uno di questi amici del cuore si installa nella nostra vita e diventa il nostro innamorato. Fa brillare i nostri occhi, rende musicali le nostre labbra, fa sobbalzare di gioia i nostri piedi.  Vi sono anche amici che durano durante l’arco di una vacanza o di poche ore. Anch’essi però fanno sbocciare il sorriso sul nostro volto per tutto il tempo che ci stanno accanto.  Non possiamo neppure dimenticare gli amici che sono lontani, quelli che stanno in punta ad un ramo e che fanno capolino tra una foglia e l’altra solo quando il vento soffia. Il tempo passa, l’estate se ne va, l’autunno si avvicina e alcune delle nostre foglie se ne vanno, mentre altre nasceranno all’arrivo della nuova primavera. 
Ciò che ci rende più felici è che anche le foglie cadute ci restano vicine, dando alimento alle nostre radici: ci rallegrano con il ricordo dei momenti felici che trascorremmo insieme quando le incontrammo sul nostro cammino. 
Ciò che ci rende più felici è che anche le foglie cadute ci restano vicine, dando alimento alle nostre radici: ci rallegrano con il ricordo dei momenti felici che trascorremmo insieme quando le incontrammo sul nostro cammino. 
A te, foglia del mio albero, auguro pace, amore, fortuna e felicità, oggi e sempre. Poiché ogni persona che incontriamo nella nostra vita è unica. 
Ogni persona ci lascia sempre qualcosa di sé e si prende qualcosa di noi. Ve ne saranno di quelle che si prenderanno molto, ma non ci sarà nessuna che non ci lascerà niente. 
E’ questo un nostro compito e un segno che le nostre anime non si incontrano mai per caso. 
Che il Signore ti conceda di riempire il tuo albero di foglie amorose


venerdì 21 agosto 2020

IL decalogo della Tenerezza

Se esistesse un Decalogo della Tenerezza, potrebbe essere più o meno cosi:

1. Poiché la tenerezza è possibile, non c’è nessuna ragione per stare senza

2. Parlatevi un po’ ogni giorno

3. Crescete insieme, continuamente

4. Stimati. Gli unici che apprezzano uno zerbino sono quelli che hanno le scarpe sporche

5. Sii compassionevole

6. Sii gentile. L’Amore non ammette le cattive maniere

7. Scopri il lato buono e bello delle persone, anche quando fanno di tutto per nasconderlo.

8. Non temere i dissapori e i litigi: solo i morti e gli indifferenti non litigano mai

9. Non farti coinvolgere dalle piccole irritazioni e meschinità quotidiane

10. Continua a ridere. Tiene in esercizio il cuore e protegge da disturbi cardiaci

 

                                                                                                      (da Solo il Vento lo sa, Bruno  Ferrero)



mercoledì 19 agosto 2020

La Lezione della Farfalla

Un giorno un uomo trovò un bozzolo, dal quale s'intravedeva un piccolo foro. Si sedette ed osservò per diverse ore la farfalla mentre lottava per spingere il suo corpo attraverso quel piccolo buco.

Ad un tratto sembrava che avesse smesso di fare progressi. Sembrava che la farfalla avesse fatto tutto ciò che poteva e che non avesse la possibilità di proseguire. Così l'uomo decise di aiutarla prendendo un paio di forbici e tagliando la parte rimasta del bozzolo.

La farfalla uscì facilmente, ma aveva un corpo piccolo e gonfio e delle ali avvizzite. L'uomo continuava ad osservarla, perché credeva che, da un momento all'altro, le ali si fossero spiegate e sarebbero state in grado di sostenere il corpo, il quale, col tempo, si sarebbe contratto. Non accadde nulla!

Infatti, la farfalla passò il resto della sua vita trascinandosi per terra con un corpo gonfio e delle ali avvizzite. Non fu mai capace di volare.

Ciò che quell'uomo nella sua gentilezza e nella sua fretta non capiva, era che quel bozzolo ristretto e lo sforzo necessario alla farfalla per passare attraverso quel minuscolo buco, erano i modi con cui il suo Creatore trasmetteva il fluido dal corpo della farfalla alle sue ali, affinché essa potesse essere pronta per volare una volta raggiunta la sua libertà dal bozzolo.(Anonimo)

Talvolta, gli sforzi sono esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita. Se il nostro Creatore ci permettesse di condurre un'esistenza priva di ostacoli, ci limiterebbe. Noi non saremmo così forti come dovremmo, se le nostre capacità fossero testate senza ostacoli. Non potremmo mai volare, né crescere.


  

martedì 7 luglio 2020

San Camillo De Lellis



San Camillo de Lellis vissuto fra il 1550 e il 1614, canonizzato da Papa Benedetto XIV nel 1746, fondatore dell’ordine dei Ministri degli Infermi (i Camilliani), ispiratore di altre Congregazioni religiose, d’Istituiti di vita consacrata, di associazioni di laici che costituiscono, con l’Ordine, una unica “Famiglia Camilliana”, patrono dei malati e degli operatori della sanità.
Quando arriva a Roma poco più che ventenne, Camillo è un povero sbandato: soldato di ventura, giocatore d’azzardo, malato e infelice. Le scelte esistenziali compiute fino a quel momento rivelano come di fatto Camillo concepisse la sua vita come un’avventura senza regole e senza un reale riferimento a Dio e alla sua volontà. Nel febbraio 1575 – anno santo indetto da Papa Gregorio XIII - Camillo incontra a San Giovanni Rotondo un cappuccino e gli apre il proprio cuore confidandogli i suoi travagli esistenziali. Padre Angelo – questo il nome del Cappuccino -, dopo aver raccolto lo sfogo di Camillo, gli dice: “Pensa che quello che conta veramente è solo Dio, tutto il resto al confronto è nulla. Preoccupati di cercarlo, di pregarlo, di goderlo, di piacere a lui.” Questa parole fecero breccia nella mente e nel cuore del giovane e costituirono l’avvio della sua conversione che lo portò a decidere di spendere il resto della sua esistenza al servizio degli “ultimi”.
Dopo l’incontro illuminante con il cappuccino Padre Angelo, Camillo capisce che il Signore lo chiama ad una scelta di vita di totale consacrazione. E tuttavia non ha ancora ben chiaro quale determinazione concreta dare a tale scelta di vita. All’ospedale san Giacomo di Roma, dove egli viene ricoverato per curare una misteriosa piaga, Camillo riflette e riconosce in quella piaga un disegno di Dio e afferma: “Giacché Dio non mi vuole cappuccino, è segno che mi vuole qui che mi vuole qui a servire i suoi poveri infermi”. Con l’aiuto di san Filippo Neri, nel frattempo divenuto suo padre spirituale, Camillo capisce che la vocazione a cui Dio lo chiama è quella di stare in ospedale accanto ai malati. Egli diviene così, sull’esempio di Gesù, un buon Samaritano tra le corsie degli ospedali, tutto proteso ad assistere gli infermi nelle loro sofferenze spirituali e fisiche. Come Gesù che nella sua vita avvicinava i malati, gli storpi, i sordi e i ciechi per guarirli e benedirli, così Camillo tentò di offrire loro il sostegno medico possibile a quell’epoca e soprattutto di comunicare loro sempre il conforto e l’amore che vengono dalla fede in Cristo. La dedizione per i malati, con il desiderio di aiutarli a guarire utilizzando le risorse della scienza e l’impegno umano ispirato dall’amore (“Quando vi dedicate ai malati, mettete più cuore in quelle mani”), è l’eredità che s. Camillo ci ha lasciato e che oggi è portata avanti ad esempio da tutte quelle persone, uomini e donne, che compongono la grande “famiglia camilliana”. Ma si tratta di un’eredità che interpella e invita all’impegno tutti quanti si professano cristiani, indipendentemente dalla loro vocazione specifica.



venerdì 1 maggio 2020

Prendi un Sorriso




Prendi un Sorriso,
regalalo a chi non l'ha mai ricevuto.
Prendi un Raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una Sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una Lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il Coraggio,
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la Vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la Speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la Bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l'AMORE,
e fallo conoscere al mondo.
(M. Gandhi)



mercoledì 29 aprile 2020

Il Silenzio


In un mondo dove tutto fa notizia, dove ogni cosa viene usata per fare "rumore", per attirare attenzione, ci si dimentica di una cosa molto importante: del SILENZIO, del suo "potere parlante". Si perchè anche il silenzio parla, e spesso mettersi in ascolto della voce del silenzio fa "paura" per diversi motivi, personali o dovuti a esperienze di vita.
Non dobbiamo aver paura del Silenzio, ma impariamo ad ascoltarlo...impariamo a fare silenzio..impariamo a parlare nel silenzio.....conosceremo noi stessi.

Un uomo si recò da un monaco di clausura. Gli chiese:"Che cosa impari mai dalla tua vita di silenzio?" Il monaco stava attingendo acqua da un pozzo e disse al suo visitatore: "Guarda giù nel pozzo! Che cosa vedi?"
L'uomo guardò nel pozzo, "Non vedo niente". Dopo un po' di tempo, in cui rimase perfettamente immobile, il monaco disse al visitatore:"Guarda ancora! Che cosa vedi nel pozzo?"
L'uomo ubbidì e rispose:"Ora vedo me stesso: mi specchio nell'acqua".
Il monaco disse:"Vedi, quando io immergo il secchio, l'acqua è agitata. Ora invece l'acqua è tranquilla. E' questa l'esperienza del silenzio: l'uomo vede se stesso!"
(Bruno Ferrero, Il Canto del grillo, Elle Di Ci)



martedì 28 aprile 2020

Le Due Anfore


Ogni giorno un contadino portava l'acqua dalla sorgente al villaggio in due grosse anfore che legava  sulla groppa dell'asino, che gli trotterellava accanto. Una delle anfore, vecchia e piena di fessure,  durante il viaggio perdeva acqua. L'altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto senza  perderne neppure una goccia. 
L'anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l'anfora nuova non perdeva  occasione per farle notare la sua imperfezione.  "Non perdo neanche una stilla d'acqua, io!"  Un mattino, la vecchia anfora si confidò con il padrone: "Lo sai, sono cosciente dei miei limiti.  Sprechi tempo, fatica e soldi per colpa mia. Quando arriviamo al villaggio io sono mezza vuota.  Perdona la mia debolezza e le mie ferite". 
Il giorno dopo, durante il viaggio, il padrone si rivolse all'anfora screpolata e le disse:  "Guarda il bordo della strada".  "Ma è bellissimo! Tutto pieno di fiori!", rispose l'anfora.  "Hai visto? E tutto questo solo grazie a te", disse il padrone.  "Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo della strada. Io ho comperato un pacchetto di semi di fiori e  li ho seminati lungo la strada, e senza saperlo né volerlo, tu li innaffi ogni giorno".  La vecchia anfora non lo disse mai a nessuno, ma quel giorno si sentì morire di gioia.

Siamo tutti pieni di ferite e screpolature, cha hanno segnato la nostra vita e....... rimarranno con noi. Magari ci fanno star male perchè ci fanno vedere e prendere coscienza della nostra fragilità di persone umane; non dobbiamo farci prendere dalla tristezza della nostra "imperfezione"..........questa storia ci insegna che se lo vogliamo, possiamo fare meraviglie con le nostre  imperfezioni..... basta accettare quello che siamo


domenica 12 aprile 2020

Pregare nella settimana santa


Domenica di Pasqua 12 Aprile

† Dal Vangelo secondo Giovanni 20,1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

La risurrezione di Gesù ci trasforma con la forza dello Spirito Santo. Gesù è vivo, è vivo fra noi, è vivente e ha quella forza di trasformare. Com’è bello pensare che si è annunciatori della risurrezione di Gesù non solamente a parole, ma con i fatti e con la testimonianza della vita! Gesù non vuole discepoli capaci solo di ripetere formule imparate a memoria. Vuole testimoni: persone che propagano speranza con il loro modo di accogliere, di sorridere, di amare. Soprattutto di amare: perché la forza della risurrezione rende i cristiani capaci di amare anche quando l’amore pare aver smarrito le sue ragioni. C’è un “di più” che abita l’esistenza cristiana, e che non si spiega semplicemente con la forza d’animo o un maggiore ottimismo. La fede, la speranza nostra non è solo un ottimismo; è qualche altra cosa, di più! È come se i credenti fossero persone con un “pezzo di cielo” in più sopra la testa. È bello questo: noi siamo persone con un pezzo di cielo in più sopra la testa, accompagnati da una presenza che qualcuno non riesce nemmeno ad intuire. Così il compito dei cristiani in questo mondo è quello di aprire spazi di salvezza, come cellule di rigenerazione capaci di restituire linfa a ciò che sembrava perduto per sempre. Quando il cielo è tutto nuvoloso, è una benedizione chi sa parlare del sole. Ecco, il vero cristiano è così: non lamentoso e arrabbiato, ma convinto, per la forza della risurrezione, che nessun male è infinito, nessuna notte è senza termine, nessun uomo è definitivamente sbagliato, nessun odio è invincibile dall’amore. Ecco, cari fratelli e sorelle, perché il cristiano è un missionario di speranza. Non per suo merito, ma grazie a Gesù, il chicco di grano, caduto nella terra, è morto e ha portato molto frutto.
                                                                                                         Papa Francesco



sabato 11 aprile 2020

Pregare nella settimana santa


Sabato santo 11 Aprile

† Dal Libro del Profeta Isaia 53,5-9
Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca.


Di che cosa ti preoccuperai? Per che cosa ti affannerai? Chi ti ha fatto si prenderà cura di te. Chi ebbe cura di te prima che tu esistessi, non si curerà di te, quando ormai sei ciò che egli ha voluto tu fossi? Perché ormai sei fedele, già cammini sulla via della giustizia. Non avrà dunque cura di te colui che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti? Trascurerà, abbandonerà, lascerà solo te che sei già giusto e vivi della fede? Al contrario egli ti benefica, ti aiuta, ti dà qui ciò che ti è necessario, ti difende dalle avversità. Facendoti doni ti consola affinché tu perseveri, togliendoteli ti corregge affinché tu non perisca; il Signore ha cura di te, stai tranquillo. Ti sostiene colui che ti ha fatto, non cadere dalla mano del tuo creatore; se cadrai dalla mano del tuo artefice ti spezzerai. La buona volontà ti aiuta a rimanere nelle mani di Colui che ti ha creato. Di’: il mio Dio lo vuole; Egli mi reggerà, egli mi sosterrà. Abbandonati a lui; non credere che ci sia il vuoto, quasi che tu dovessi precipitare; non t’immaginare una cosa di questo genere. Mai egli ti mancherà; non mancargli tu, non mancare a te stesso. Il Signore ha cura di me.
                                                                                                                                                                                                                                                                Agostino di Ippona




venerdì 10 aprile 2020

Pregare nella settimana santa


Venerdi santo 10 Aprile

† Dal Vangelo secondo Giovanni 19,1-11
Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: “Salve, re dei Giudei!”. E gli davano schiaffi. Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: “Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna”. Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: “Ecco l’uomo!”. Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: “Crocifiggilo! Crocifiggilo!”. Disse loro Pilato: “Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa”. Gli risposero i Giudei: “Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio”. All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: “Di dove sei tu?”. Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: “Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?”. Gli rispose Gesù: “Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande”.


Hanno forato le sue mani e i suoi piedi e hanno aperto il suo costato con la lancia. E attraverso queste aperture, io posso succhiare il miele dalla roccia e l’olio che cola dalla pietra durissima, gustare e vedere cioè come è buono il Signore. Egli pensava pensieri di pace e io non lo sapevo. Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore? o chi mai è stato il suo consigliere? (Rm 11,34). Ma il chiodo che penetra in lui è divenuto per me una chiave che mi schiude il segreto della volontà del Signore. Come non vederla attraverso queste aperture? I chiodi e le piaghe gridano che veramente, nel Cristo, è Dio che riconcilia il mondo con sé. Il ferro ha trapassato la sua anima e toccato il suo cuore, perché egli ormai sapesse compatire le mie infermità. Il segreto del cuore si manifesta attraverso le ferite del corpo; appare manifesto questo grande sacramento d’infinita bontà, la profonda e misericordiosa tenerezza del nostro Dio, per cui una luce ci ha visitato dall’alto (Lc 1,78). E come questa tenerezza potrebbe non apparire attraverso le sue ferite? C’è qualcosa, più delle tue piaghe in cui appaia con maggior evidenza che tu, Signore, sei dolce e clemente e ricco di misericordia? (Sal 85,5). Nessuno infatti ha amore più grande di colui che dà la sua vita per dei destinati e condannati alla morte.
                                                                                           Bernardo di Chiaravalle



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giovedì 9 aprile 2020

Pregare nella settimana santa


Giovedi santo 9 Aprile

† Dal Vangelo secondo Giovanni 13,1-9.12-15
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo”. Gli disse Pietro: “Tu non mi laverai i piedi in eterno!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!”... Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”.


Gesù vuol vivere in me. Lui non si è isolato. Ha camminato in mezzo agli uomini. Con me cammina tra gli uomini d’oggi. Incontrerà ciascuno di quelli che entreranno nella mia casa, ciascuno di quelli che incrocerò per la strada, altri ricchi come quelli del suo tempo, altri poveri, altri eruditi e altri ignoranti, altri bimbi e altri vegliardi, altri santi e altri peccatori, altri sani e altri infermi. Tutti saranno quelli che egli è venuto a cercare. Ciascuno, colui che è venuto a salvare. A coloro che mi parleranno, egli avrà qualche cosa da dire. A coloro che verranno meno, egli avrà qualche cosa da dare. Ciascuno esisterà per lui come se fosse il solo. Nel rumore egli avrà il suo silenzio da vivere. Nel tumulto, la sua pace da portare. Gesù, in tutto, non ha cessato di essere il Figlio. Vuole in me rimanere legato al Padre.
                                                                                                                            Madeleine Delbrêl