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lunedì 30 novembre 2020

Pregare in Avvento

Lunedi 30 Novembre

Entrato [Gesù] in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: “Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente”. Gli disse: “Verrò e lo guarirò”. Ma il centurione rispose: “Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: ‘Va’!’, ed egli va; e a un altro: ‘Vieni!’,ed egli viene; e al mio servo: ‘Fa’ questo!’, ed egli lo fa”. Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: “In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!”.   (Mt 8,5-10)

 
O Dio sono ricolmo di aspirazioni, ricolmo di desideri, ricolmo di attese.
Alcune potranno realizzarsi, molte no,
ma in mezzo ad ogni mia soddisfazione o delusione,
io spero in te.
So che non mi lascerai mai solo
e adempirai le tue divine promesse.
Anche quando sembra che le cose non vadano a modo mio,
io so che vanno a modo tuo
e che alla fine il tuo modo è il modo migliore per me.
O Signore, fortifica la mia speranza
specie quando i miei tanti desideri non si adempiono.
Fa’ che io non dimentichi mai che il tuo nome è amore. 

                                                                             Henri J. M. Nouwen 




domenica 29 novembre 2020

Pregare in Avvento

 Domenica 29 Novembre

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”. (Mc. 13, 33-37)

L’Avvento è per eccellenza la stagione spirituale della speranza, e in esso la Chiesa intera è chiamata a diventare speranza, per se stessa e per il mondo. Tutto l’organismo spirituale del Corpo mistico assume, per così dire, il “colore” della speranza. Tutto il popolo di Dio si rimette in cammino attratto da questo mistero: che il nostro Dio è “il Dio che viene” e ci chiama ad andargli incontro... Avvento significa far memoria della prima venuta del Signore nella carne, pensando già al suo definitivo ritorno e, al tempo stesso, significa riconoscere che Cristo presente tra noi si fa nostro compagno di viaggio nella vita della Chiesa che ne celebra il mistero. Questa consapevolezza, cari fratelli e sorelle, alimentata nell’ascolto della Parola di Dio, dovrebbe aiutarci a vedere il mondo con occhi diversi, ad interpretare i singoli eventi della vita e della storia come parole che Iddio ci rivolge, come segni del suo amore che ci assicurano la sua vicinanza in ogni situazione; questa consapevolezza, in particolare, dovrebbe prepararci ad accoglierlo quando “di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà mai fine”. In questa prospettiva l’Avvento diviene per tutti i cristiani un tempo di attesa e di speranza, un tempo privilegiato di ascolto e di riflessione, purché ci si lasci guidare dalla liturgia che invita ad andare incontro al Signore che viene.

Benedetto XVI


 

giovedì 1 ottobre 2020

Ottobre il mese del Rosario

 

Ottobre non solo è il mese dedicato alle Missioni, ma è anche il mese del Rosario, una preghiera da riscoprire e che ha accompagnato generazioni e generazioni di cristiani. Pregare ci aiuta a vivere più intensamente la nostra vita, a sintonizzarci con il respiro di Dio. Il Rosario – ha detto papa Francesco – “è una sintesi della Divina misericordia” (Udienza generale del 26 ottobre 2016); quest’anno inoltre in occasione del mese di maggio sempre papa Francesco ha scritto una lettera indirizzata a tutti i fedeli, invitandoli proprio a recitare il Rosario, soprattutto in famiglia, dove siamo stati “costretti” a isolarci per molte settimane, in questo particolare e difficile momento della storia del mono.  Il 29 settembre del 2018 il Santo Padre ha invitato i fedeli di tutto il mondo a pregare il Rosario ogni giorno durante il mese di ottobre per chiedere a Maria santissima e a san Miche le Arcangelo di proteggere la chiesa da ogni forma di male, dal Diavolo il cui scopo è di dividere la comunità cristiana.

Padre Pio ad un frate che un giorno gli chiese: “Padre, ma perché dobbiamo recitare sempre il Rosario e non le altre preghiere?”, rispose: “Perché la Madonna non mi ha mai rifiutato una grazia chiesta attraverso la recita del Rosario”.

Non lasciamoci sfuggire questa occasione di riscoprire l’importanza della recita del Santo Rosario nella nostra vita, momento per camminare insieme a Maria nel mondo per essere segno vivo della presenza di Cristo.

 



Ottobre Missionario


 L’ottobre missionario di quest’anno si pone sulla scia del Mese Missionario Straordinario che abbiamo celebrato nel 2019. Il tema “Battezzati  Inviati”, che mirava a far riscoprire l’universalità della vocazione missionaria, avrà il suo sviluppo nel tema di quest’anno: ogni battezzato è chiamato a far conoscere la bontà, la misericordia e l’amore di Dio per tutti gli uomini, prima di tutto attraverso un atteggiamento di accoglienza e uno stile di vita basato sulla “fraternità”. Nel celebrare questo mese missionario non possiamo non tener conto anche, in modo significativo, del contesto storico che stiamo vivendo, con le fatiche e le sofferenze provocate dalla pandemia e con le conseguenze relazionali e sociali del lungo periodo di isolamento a cui siamo stati sottomessi.

Abbiamo vissuto un tempo di isolamento; abbiamo sperimentato la “nostalgia” delle nostre relazioni di familiarità e di amicizia. Vogliamo imparare a vivere nuove relazioni, non solo con le persone a noi care, ma con tutti coloro che incontriamo sul nostro cammino, in particolare con coloro che maggiormente pagano le conseguenze negative della tempesta che ci ha investito in questo tempo. «… siamo invitati a riscoprire che abbiamo bisogno delle relazioni sociali, e anche della relazione comunitaria con Dio. Lungi dall’aumentare la diffidenza e l’indifferenza, questa condizione dovrebbe renderci più attenti al nostro modo di relazionarci con gli altri» (Messaggio del Santo Padre Francesco per la giornata missionaria mondiale 2020).

In questo percorso di riscoperta della “fraternità” non ci mancherà certamente l’ispirazione che ci viene dall’esperienza e dalla testimonianza di tanti missionari che vivono la fraternità cristiana in mezzo a popoli e culture estremamente lontane e differenti, ma capaci di incontro e di comunione.

Nella conclusione del suo messaggio, Papa Francesco ci ricorda anche che la Giornata Missionaria Mondiale è una giornata di comunione nella preghiera e di solidarietà con le giovani Chiese, che non hanno ancora raggiunto una propria autonomia, e con le Chiese dei Paesi più poveri del mondo. In questa situazione di crisi economica mondiale non possiamo ripiegarci su noi stessi e non dobbiamo dimenticare coloro che possono camminare soltanto la nostra partecipazione e con il nostro aiuto.

Buon ottobre missionario a ciascuno di voi…. ché possiamo essere nelle realtà che viviamo Tessitori di fraternità.

Don Giuseppe Pizzoli

venerdì 28 agosto 2020

IL Signore ha Bisbigliato....

Il Signore ha bisbigliato una parola all'orecchio di un fiore 

E questo si è aperto in tanti petali colorati. 
Il Signore ha bisbigliato una parola ad una pietra, … e questa ha assunto i colori iridescenti e le sfumature del diamante. 
Il Signore ha bisbigliato una parola al ruscello,…. ed esso è sgorgato con la freschezza di una sorgente d’acqua viva e perenne. 
Il Signore, alla fine, si è chinato all'orecchio dell’uomo….. e gli ha sussurrato dolcemente una sola parola: Amore 
Gilal Ed-Did Rumi, monaco sufita del XII secolo



martedì 25 agosto 2020

La Saggezza

La saggezza è la capacità di guardarci attorno, ma soprattutto di saper filtrare ed elaborare dentro di noi gli eventi che possono aiutarci a restare al passo con i tempi e con le persone....

….Un giorno il discepolo chiese al maestro una parabola di saggezza; il maestro gli disse: “Va’ a sederti nella tua cella e la tua cella ti insegnerà la saggezza”. A quel punto il discepolo, quasi con un cenno di stizza, rispose: “Ma io non ho una cella, perché non sono un monaco”. Ma il Maestro dolcemente riprese: “Ma sì che hai una cella: guarda dentro di te e capirai”……. 
                                                                                                             A.De Mello

lunedì 24 agosto 2020

Gli Amici

Esistono persone che ci rendono felici per il solo fatto di averle incontrate sul cammino della nostra vita. Alcune percorrono il cammino al nostro fianco per molti anni, altre, invece, appena le intravediamo tra un passo e un altro. Le consideriamo tutte nostri amici anche se ce ne sono di tanti tipi. 

Ogni foglia dell’albero caratterizza uno dei nostri amici. Le prime foglie che nascono dai rami sono i nostri amici papà e mamma che ci insegnano che cos’è la vita. 
Quindi vengono i nostri amici fratelli con i quali condividiamo il nostro spazio perché possano fiorire come noi. 
Vi è quindi tutto quell’insieme di foglie che appartengono alla cerchia dei nostri parenti e per le quali desideriamo ogni bene. Il destino ci offre inoltre altri amici che non sapevamo che avremmo incontrato sul nostro cammino. 
Molti di essi li chiamiamo amici del cuore, amici dell’anima. Sono sinceri, veraci. Sanno quando non stiamo bene, sanno ciò che ci rende felici. 
A volte uno di questi amici del cuore si installa nella nostra vita e diventa il nostro innamorato. Fa brillare i nostri occhi, rende musicali le nostre labbra, fa sobbalzare di gioia i nostri piedi.  Vi sono anche amici che durano durante l’arco di una vacanza o di poche ore. Anch’essi però fanno sbocciare il sorriso sul nostro volto per tutto il tempo che ci stanno accanto.  Non possiamo neppure dimenticare gli amici che sono lontani, quelli che stanno in punta ad un ramo e che fanno capolino tra una foglia e l’altra solo quando il vento soffia. Il tempo passa, l’estate se ne va, l’autunno si avvicina e alcune delle nostre foglie se ne vanno, mentre altre nasceranno all’arrivo della nuova primavera. 
Ciò che ci rende più felici è che anche le foglie cadute ci restano vicine, dando alimento alle nostre radici: ci rallegrano con il ricordo dei momenti felici che trascorremmo insieme quando le incontrammo sul nostro cammino. 
Ciò che ci rende più felici è che anche le foglie cadute ci restano vicine, dando alimento alle nostre radici: ci rallegrano con il ricordo dei momenti felici che trascorremmo insieme quando le incontrammo sul nostro cammino. 
A te, foglia del mio albero, auguro pace, amore, fortuna e felicità, oggi e sempre. Poiché ogni persona che incontriamo nella nostra vita è unica. 
Ogni persona ci lascia sempre qualcosa di sé e si prende qualcosa di noi. Ve ne saranno di quelle che si prenderanno molto, ma non ci sarà nessuna che non ci lascerà niente. 
E’ questo un nostro compito e un segno che le nostre anime non si incontrano mai per caso. 
Che il Signore ti conceda di riempire il tuo albero di foglie amorose


venerdì 21 agosto 2020

IL decalogo della Tenerezza

Se esistesse un Decalogo della Tenerezza, potrebbe essere più o meno cosi:

1. Poiché la tenerezza è possibile, non c’è nessuna ragione per stare senza

2. Parlatevi un po’ ogni giorno

3. Crescete insieme, continuamente

4. Stimati. Gli unici che apprezzano uno zerbino sono quelli che hanno le scarpe sporche

5. Sii compassionevole

6. Sii gentile. L’Amore non ammette le cattive maniere

7. Scopri il lato buono e bello delle persone, anche quando fanno di tutto per nasconderlo.

8. Non temere i dissapori e i litigi: solo i morti e gli indifferenti non litigano mai

9. Non farti coinvolgere dalle piccole irritazioni e meschinità quotidiane

10. Continua a ridere. Tiene in esercizio il cuore e protegge da disturbi cardiaci

 

                                                                                                      (da Solo il Vento lo sa, Bruno  Ferrero)



mercoledì 19 agosto 2020

La Lezione della Farfalla

Un giorno un uomo trovò un bozzolo, dal quale s'intravedeva un piccolo foro. Si sedette ed osservò per diverse ore la farfalla mentre lottava per spingere il suo corpo attraverso quel piccolo buco.

Ad un tratto sembrava che avesse smesso di fare progressi. Sembrava che la farfalla avesse fatto tutto ciò che poteva e che non avesse la possibilità di proseguire. Così l'uomo decise di aiutarla prendendo un paio di forbici e tagliando la parte rimasta del bozzolo.

La farfalla uscì facilmente, ma aveva un corpo piccolo e gonfio e delle ali avvizzite. L'uomo continuava ad osservarla, perché credeva che, da un momento all'altro, le ali si fossero spiegate e sarebbero state in grado di sostenere il corpo, il quale, col tempo, si sarebbe contratto. Non accadde nulla!

Infatti, la farfalla passò il resto della sua vita trascinandosi per terra con un corpo gonfio e delle ali avvizzite. Non fu mai capace di volare.

Ciò che quell'uomo nella sua gentilezza e nella sua fretta non capiva, era che quel bozzolo ristretto e lo sforzo necessario alla farfalla per passare attraverso quel minuscolo buco, erano i modi con cui il suo Creatore trasmetteva il fluido dal corpo della farfalla alle sue ali, affinché essa potesse essere pronta per volare una volta raggiunta la sua libertà dal bozzolo.(Anonimo)

Talvolta, gli sforzi sono esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita. Se il nostro Creatore ci permettesse di condurre un'esistenza priva di ostacoli, ci limiterebbe. Noi non saremmo così forti come dovremmo, se le nostre capacità fossero testate senza ostacoli. Non potremmo mai volare, né crescere.


  

martedì 7 luglio 2020

San Camillo De Lellis



San Camillo de Lellis vissuto fra il 1550 e il 1614, canonizzato da Papa Benedetto XIV nel 1746, fondatore dell’ordine dei Ministri degli Infermi (i Camilliani), ispiratore di altre Congregazioni religiose, d’Istituiti di vita consacrata, di associazioni di laici che costituiscono, con l’Ordine, una unica “Famiglia Camilliana”, patrono dei malati e degli operatori della sanità.
Quando arriva a Roma poco più che ventenne, Camillo è un povero sbandato: soldato di ventura, giocatore d’azzardo, malato e infelice. Le scelte esistenziali compiute fino a quel momento rivelano come di fatto Camillo concepisse la sua vita come un’avventura senza regole e senza un reale riferimento a Dio e alla sua volontà. Nel febbraio 1575 – anno santo indetto da Papa Gregorio XIII - Camillo incontra a San Giovanni Rotondo un cappuccino e gli apre il proprio cuore confidandogli i suoi travagli esistenziali. Padre Angelo – questo il nome del Cappuccino -, dopo aver raccolto lo sfogo di Camillo, gli dice: “Pensa che quello che conta veramente è solo Dio, tutto il resto al confronto è nulla. Preoccupati di cercarlo, di pregarlo, di goderlo, di piacere a lui.” Questa parole fecero breccia nella mente e nel cuore del giovane e costituirono l’avvio della sua conversione che lo portò a decidere di spendere il resto della sua esistenza al servizio degli “ultimi”.
Dopo l’incontro illuminante con il cappuccino Padre Angelo, Camillo capisce che il Signore lo chiama ad una scelta di vita di totale consacrazione. E tuttavia non ha ancora ben chiaro quale determinazione concreta dare a tale scelta di vita. All’ospedale san Giacomo di Roma, dove egli viene ricoverato per curare una misteriosa piaga, Camillo riflette e riconosce in quella piaga un disegno di Dio e afferma: “Giacché Dio non mi vuole cappuccino, è segno che mi vuole qui che mi vuole qui a servire i suoi poveri infermi”. Con l’aiuto di san Filippo Neri, nel frattempo divenuto suo padre spirituale, Camillo capisce che la vocazione a cui Dio lo chiama è quella di stare in ospedale accanto ai malati. Egli diviene così, sull’esempio di Gesù, un buon Samaritano tra le corsie degli ospedali, tutto proteso ad assistere gli infermi nelle loro sofferenze spirituali e fisiche. Come Gesù che nella sua vita avvicinava i malati, gli storpi, i sordi e i ciechi per guarirli e benedirli, così Camillo tentò di offrire loro il sostegno medico possibile a quell’epoca e soprattutto di comunicare loro sempre il conforto e l’amore che vengono dalla fede in Cristo. La dedizione per i malati, con il desiderio di aiutarli a guarire utilizzando le risorse della scienza e l’impegno umano ispirato dall’amore (“Quando vi dedicate ai malati, mettete più cuore in quelle mani”), è l’eredità che s. Camillo ci ha lasciato e che oggi è portata avanti ad esempio da tutte quelle persone, uomini e donne, che compongono la grande “famiglia camilliana”. Ma si tratta di un’eredità che interpella e invita all’impegno tutti quanti si professano cristiani, indipendentemente dalla loro vocazione specifica.