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domenica 22 marzo 2020

Pregare in Quaresima


DOMENICA 22 Marzo

† Dal Vangelo secondo Giovanni 9,1-7
Passando, Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”. Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe” – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Il cieco guarito e illuminato da Gesù è immagine di tutti i battezzati, i quali sono stati strappati dalle tenebre e sono divenuti “figli della luce” passando dalla morte alla vita... Al centro della nostra contemplazione è, ancora una volta, Gesù: “Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo”, egli afferma. Agli uomini immersi nel buio della paura e dello smarrimento, Gesù, con la parola e la vita, si rivela come luce che dà senso compiuto alla loro esistenza e al loro destino ultimo, lasciando tuttavia ad essi la decisione di aprirsi a questa luce o di rifiutarla. In questo senso egli compie un “giudizio”, perché coloro che non vedono possano vedere e quelli che pretendono di vedere diventino ciechi. Il cieco guarito, immagine del battezzato, è tra coloro che hanno accolto la luce e sono stati salvati. Egli, risanato dal gesto di Cristo e lavatosi nelle acque della piscina di Siloe, vede ormai non solo con gli occhi del corpo ma anche con quelli dell’anima. Tra la diffidenza e l’ostilità di coloro che lo circondano e lo interrogano increduli, egli compie un itinerario che lo conduce gradualmente a scoprire l’identità di colui che l’ha guarito, a confessare la sua fede in lui come profeta e Figlio di Dio e finalmente a prostrarsi davanti a lui per adorarlo. Ma l’illuminazione del cieco non si arresta qui. Con la luce della fede egli scopre la sua “nuova” identità. Non è più un uomo immerso nella cecità e nel peccato; non è più un mendicante emarginato ed espulso dalla comunità di coloro che pretendono di essere giusti solo perché scrupolosi osservanti della legge. Egli ormai è una “nuova creatura”, in grado di vedere in una nuova luce la sua vita e il mondo che lo circonda, proprio perché è entrato in comunione con Cristo ed è stato accolto nella comunità dei suoi discepoli.
                                                                                                       Giovanni Paolo II



sabato 21 marzo 2020

Pregare in Quaresima


Sabato 21 Marzo

† Dal Vangelo secondo Luca 18,10-14
In quel tempo Gesù disse: “Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: ‘O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo’. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: ‘O Dio, abbi pietà di me peccatore’. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato”.

Non lasciamoci prendere dalla tristezza davanti al cumulo delle nostre cadute, ma, pieni di fiducia e considerando le nostre miserie, con umiltà e totale confidenza in Dio nostro Buon Padre, ricorriamo a Lui e chiediamogli nuovamente perdono. Egli, che conosce bene la nostra natura e vede i nostri sforzi e desideri, saprà attendere con calma e pazienza il nostro miglioramento.
                                                                       Madre Speranza di Gesù


venerdì 20 marzo 2020

Pregare in Quaresima


Venerdi 20 Marzo

† Dal Vangelo secondo Marco 12,28-31
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi”.

Una delle più grandi provocazioni della vita spirituale è ricevere il perdono
di Dio. C’è qualcosa in noi, esseri umani, che ci tiene tenacemente aggrappati ai nostri peccati e non ci permette di lasciare che Dio cancelli il nostro passato e ci offra un inizio completamente nuovo. Qualche volta sembra persino che io voglia dimostrare a Dio che le mie tenebre sono troppo grandi per essere dissolte. Mentre Dio vuole restituirmi la piena dignità della condizione di figlio, continuo a insistere che mi sistemerò come garzone. Ma voglio davvero essere restituito alla piena responsabilità di figlio? Voglio davvero essere totalmente perdonato in modo che sia possibile una vita del tutto nuova? Ho fiducia in me stesso e in una redenzione così radicale? Voglio rompere con la mia ribellione profondamente radicata contro Dio e arrendermi in modo così assoluto al suo amore da far emergere una persona nuova? Ricevere il perdono esige la volontà totale di lasciare che Dio sia Dio e compia ogni risanamento, reintegrazione e rinnovamento.
                                                                                      Henry Nouwen




giovedì 19 marzo 2020

Preghiera a Maria Salute degli Infermi.......in questa emergenza legata al Coronavirus

O Dio onnipotente ed eterno, ristoro nella fatica, sostegno nella debolezza: da Te tutte le creature ricevono energia, esistenza e vita. Veniamo a te per invocare la tua misericordia poichè oggi conosciamo ancora la fragilità della condizione umana vivendo l'esperienza di una nuova epidemia virale. 
Affidiamo a Te gli ammalati e le loro famiglie: porta guarigione al loro corpo, alla loro mente e al loro spirito.
Aiuta tutti i membri della società a svolgere il proprio compito e a rafforzare lo spirito di solidarietà tra loro. Sostieni e conforta i medici e gli operatori sanitari in prima linea e tutti i curanti nel compimento del loro servizio. 
Tu che sei fonte di ogni bene, benedici con abbondanza la famiglia umana, allontana da noi ogni male e dona una fede salda a tutti i cristiani.
Liberaci dall'epidemia che ci sta colpendo affinchè possiamoritornare sereni alle nostre consuete occupazioni e lodarti e ringraziarti con cuore rinnovato. In Te noi confidiamo e a Te innalziamo la nostra supplica perchè Tu, o Padre, sei l'autore della vita, e con il tuo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, in unità con lo Spirito Santo, vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen
Maria, salute degli infermi, prega per noi

(preghiera per questo tempo di emergenza legato al Coronavirus, preparata dall'Ufficio Nazionale per la Pastorale della CEI)

Pregare in Quaresima


Giovedi 19 Marzo


† Dal Vangelo secondo Luca 11,21-23
In quel tempo Gesù disse: “Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde”.

L’amore è per ogni cristiano il programma della sua vita, la legge fondamentale del suo agire, il criterio del suo muoversi. Sempre l’amore deve prendere il sopravvento sulle altre leggi. Anzi: l’amore per gli altri deve essere per il cristiano la solida base su cui può legittimamente attuare ogni altra norma. Gesù vuole amore e la misericordia è una sua espressione. Ed Egli vuole che il cristiano viva così anzitutto perché Dio è così. Per Gesù, Dio è prima di tutto il Misericordioso, il Padre che ama tutti, che fa sorgere il sole e fa piovere sopra i buoni e i cattivi. Gesù, perché ama tutti, non teme di stare con i peccatori e in questo modo ci rivela chi è Dio. Se Dio, dunque, è così, se Gesù è tale, anche tu devi nutrire identici sentimenti. Se non hai l’amore per il fratello, a Gesù non piace il tuo culto. Non gli interessa la tua preghiera, l’assistenza alla Messa, le offerte, che puoi fare, se tutto ciò non fiorisce dal tuo cuore in pace con tutti, ricco di amore verso tutti.
                                                                                                Chiara Lubich




mercoledì 18 marzo 2020

Pregare in Quaresima


Mercoledi 18 Marzo

† Dal Vangelo secondo Matteo 5,17-19
In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: “Non crediate che io sia venuto a abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli”.


Mio Dio, quanto ci ami, tu che per noi hai voluto essere sprofondato in
quest’abisso di sofferenze e di disprezzo, tu che in tal modo hai voluto darci tante lezioni, ma innanzitutto, soprattutto, hai voluto dimostrarci il tuo amore, quest’amore inaudito grazie al quale il padre ha dato il suo unico Figlio, e l’ha dato in mezzo a tali sofferenze e tali umiliazioni allo scopo di indurci, con la vista, con la certezza di un sì immenso amore, dimostrato e dichiarato in maniera così toccante e commovente, allo scopo d’indurci con ciò ad amare Dio a nostra volta, ad amare l’Essere così amabile che ci ama tanto. Amiamo Dio, poiché egli ci ha amati per primo.
                                                                            Charles de Foucauld



martedì 17 marzo 2020

Pregare in Quaresima


Martedi 17 Marzo

† Dal Vangelo secondo Matteo 18,31-35
In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: “Visto quello che accadeva, i compagni [del servo maltrattato spietatamente da un altro servo al quale era stato condonato un enorme debito] furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: ‘Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?’. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello”.


Il Signore ci insegna a non avere paura di seguirlo, perché la speranza che poniamo in Lui non sarà delusa. Siamo chiamati quindi a imparare da Lui cosa significa vivere di misericordia per essere strumenti di misericordia. Vivere di misericordia per essere strumenti di misericordia: vivere di misericordia è sentirsi bisognoso della misericordia di Gesù, e quando noi ci sentiamo bisognosi di perdono, di consolazione, impariamo a essere misericordiosi con gli altri. Tenere fisso lo sguardo sul Figlio di Dio ci fa capire quanta strada dobbiamo ancora fare; ma al tempo stesso ci infonde la gioia di sapere che stiamo camminando con Lui e non siamo mai soli. Coraggio, dunque, coraggio! Non lasciamoci togliere la gioia di essere discepoli del Signore... Non lasciamoci rubare la speranza di vivere questa vita insieme con Lui e con la forza della sua consolazione.
                                                                           Papa Francesco



lunedì 16 marzo 2020

Le Due Sorgenti


Ci sono due atteggiamenti che caratterizzano la vita di ognuno di noi, che possiamo chiamare con il nome di egoismo e generosità, tenere per sè oppure donare. Nelle nostre azioni nel nostro modo di relazionarci con gli altri e con noi stessi....sono sempre presenti. Le conseguenze di questi due atteggiamenti sono opposte....da una parte "morte" e dall'altra "vita"......una ci chiude in noi stessi e l'altra ci apre al dono... Questa storia delle due Sorgenti ci può essere di aiuto per una nostra riflessione. 

La montagna si eleva verso il sole. Ma la montagna pesa. E' fatta di sassi. In qualche recesso delle sue viscere nacquero un giorno due piccole sorgenti d'acqua limpida, che cercavano di uscire all'aperto. Ma la montagna non cedeva: le opprimeva, le soffocava.  Dopo un bel po' di tempo le sorgenti, facendosi largo a poco a poco, riuscirono a venire alla luce ai piedi della montagna.  Com'erano stanche! Ma non c'era tempo per riposarsi.
Erano appena scaturite dalla terra quando sentirono delle grida provenienti dal muschio, dall'erba, dai fiorellini, dalle rose alpine: "Dateci da bere! Dateci da bere!"
"Fossi matta!", disse la prima sorgente. "Ho faticato tanto senza sosta laggiù, sottoterra, mentre voi, pigri, ve ne stavate al sole. Non vi darò proprio niente!"
"Non ci darai niente?", disse il muschio piccato. "E allora noi non ti lasceremo passare."
"Ti sbarreremo la strada con le nostre numerose radici", dichiarò l'erba.
"Ti copriremo così nessuno ti troverà", minacciarono i cespugli di rose alpine e di rovi.
La seconda sorgente fu condiscendente: "Bevi, sorella erba, però fatti da parte perché io possa proseguire il mio cammino!" Bevvero un poco anche i cespugli ma si tennero fuori dalla corrente e così il muschio e la rosa alpina.
La sorgente correva. Dava da bere a tutte le piante e tutte le cedevano il passo.(...) La sua acqua era fresca e limpida come cristallo. (Lei stessa non sapeva come. Le piante l'amavano e lasciavano che altre sorgenti si unissero a lei.(...) Alla fine arrivò al mare. Quando giunse alla foce, l'azzurro padre Oceano la prese fra le braccia e la baciò sulla fronte. "E dov'è tua sorella sorgente?le chiese."
"Ah, Padre! Purtroppo è diventata paludosa, marcia e puzzolente."
"Così è la vita, figliola mia", disse padre Oceano.
"Tua sorella non voleva dare agli altri ciò che ha ricevuto. Vedi? Anch'io oggi ti ricevo in restituzione del vapore che da me è salito verso la montagna.
La vita è dare. Tenere per sé è la morte."
                                                                             (Tomás Spidlík, Il professor Ulipispirus e altre storie)









Pregare in Quaresima


Lunedi 16 Marzo


† Dal Vangelo secondo Luca 4,24-27
In quel tempo, giunto Gesù a Nàzaret, disse al popolo radunato nella sinagoga: “In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro”.

Ti prego: non togliermi i pericoli, ma aiutami ad affrontarli. Non calmar le mie pene, ma aiutami a superarle. Non darmi alleati nella lotta della vita... eccetto la forza che mi proviene da te. Non donarmi salvezza nella paura, ma pazienza per conquistare la mia libertà. Concedimi di non essere un vigliacco usurpando la tua grazia nel successo; ma non mi manchi la stretta della tua mano nel mio fallimento.
                                                                                         Rabindranath Tagore




giovedì 12 marzo 2020

Tieni sempre presente....


Quante volte nella nostra vita ci sentiamo stanchi, delusi o scoraggiati perché vediamo che non riusciamo a raggiungere la nostra meta. Arriva la tentazione di chiudersi in noi stessi, di "trattenerci"........forse queste Parole di M. Teresa ci aiutano a riflettere su cosa fare per vincere questi momenti

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che é importante non cambia;
 la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
 Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un`altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone. Pero` non trattenerti mai!
M. Teresa di Calcutta


sabato 8 febbraio 2020

XXVIII Giornata Mondiale del Malato


Il prossimo 11 febbraio la Chiesa celebra la XXVIII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO, l’appuntamento che ogni anno ci permette di riflettere e progettare circa la condizione di salute e malattia, quale mistero che avvolge la vita.

“VENITE A ME, VOI TUTTI CHE SIETE STANCHI E OPPRESSI, E IO VI DARO’ RISTORO” (Mt 11,28)

Accogliamo l’invito che ci viene dal vangelo di Matteo, icona di questa XXVIII Giornata mondiale del malatoE' questo il cuore del Messaggio che Papa Francesco ha preparato in occasione della XXVIII Giornata Mondiale del Malato, che come di consueto ricorre l’11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes.
Gesù rivolge l’invito agli ammalati e agli oppressi, ai poveri che sanno di dipendere interamente da Dio e che, feriti dal peso della prova, hanno bisogno di guarigione. 

Gesù Cristo, a chi vive l’angoscia per la propria situazione di fragilità, dolore e debolezza, non impone leggi, ma offre la sua misericordia, cioè la sua persona ristoratrice". Perchè Gesù nutre questi sentimenti di misericordia? Il Papa lo spiega nel messaggio: "Perché Egli stesso si è fatto debole, sperimentando l’umana sofferenza e ricevendo a sua volta ristoro dal Padre. Infatti, solo chi fa, in prima persona, questa esperienza saprà essere di conforto per l’altro. Diverse sono le forme gravi di sofferenza: malattie inguaribili e croniche, patologie psichiche, quelle che necessitano di riabilitazione o di cure palliative, le varie disabilità, le malattie dell’infanzia e della vecchiaia... 

In queste circostanze si avverte a volte una carenza di umanità e risulta perciò necessario personalizzare l’approccio al malato, aggiungendo al curare il prendersi cura, per una guarigione umana integrale".Da qui il ruolo della Chiesa. "In questa condizione avete certamente bisogno di un luogo per ristorarvi - commenta Papa Francesco - La Chiesa vuole essere sempre più e sempre meglio la locanda del Buon Samaritano che è Cristo, cioè la casa dove potete trovare la sua grazia che si esprime nella familiarità, nell’accoglienza, nel sollievo. In questa casa potrete incontrare persone che, guarite dalla misericordia di Dio nella loro fragilità, sapranno aiutarvi a portare la croce facendo delle proprie ferite delle feritoie, attraverso le quali guardare l’orizzonte al di là della malattia e ricevere luce e aria per la vostra vita".Il pensiero del Pontefice si rivolge poi agli operatori sanitari: "Ogni intervento diagnostico, preventivo, terapeutico, di ricerca, cura e riabilitazione è rivolto alla persona malata, dove il sostantivo persona, viene sempre prima dell’aggettivo malata. 

Pertanto, il vostro agire sia costantemente proteso alla dignità e alla vita della persona, senza alcun cedimento ad atti di natura eutanasica, di suicidio assistito o soppressione della vita, nemmeno quando lo stato della malattia è irreversibile". "Quando non potrete guarire, potrete sempre curare con gesti e procedure che diano ristoro e sollievo al malato", raccomanda Papa Francesco. Infine l'appello del Papa ai Governi di tutti i paesi del mondo: "Auspico che, coniugando i principi di solidarietà e sussidiarietà, si cooperi perché tutti abbiano accesso a cure adeguate per la salvaguardia e il recupero della salute".




lunedì 26 agosto 2019

La Preziosità della Vita


C'era una volta un uomo che viveva in una grande metropoli. Ogni sera si recava allo stesso ristorante e si sedeva al medesimo tavolo. Si sentiva molto solo. Ma un giorno vide sul suo tavolo una bellissima rosa, e fu pervaso da una sensazione di gioia. E ogni giorno tornava, e durante il pasto rimirava quella rosa. A volte era triste, altre felice, altre ancora indifferente o irritato. Ma benché il suo stato d'animo mutasse e il tempo passasse, notò che la rosa era sempre la stessa. Com'era possibile? Non se ne capacitava.
Poi, con tanto riguardo, la toccò - non aveva mai osato farlo, prima - . Ma sentendo quant'erano rigidi i margini delle foglie, si rese conto che la rosa non era viva: era finta. Allora, infuriato, la strappò da quel vaso senz'acqua e la fece a pezzi. Poi pianse e si sentì più solo che mai.
Noi non siamo fatti per amare cose immortali. Solo ciò che è insostituibile, unico e mortale può toccare la nostra sensibilità umana più profonda ed esser fonte di speranza e consolazione. Dio divenne amabile solo quando divenne mortale. Egli divenne il nostro Salvatore perché la sua mortalità non fu fatale ma fu l'accesso alla speranza.
Abbiamo visto molti andarsene. Migliaia se ne vanno ogni giorno: grandi personaggi, cari amici e innumerevoli altri, sconosciuti ma parte delle nostre vite. Noi li abbiamo amati proprio perché erano insostituibili, perché erano mortali. Forse, alla luce del commiato di Cristo possiamo iniziare a capire che anche quei giorni possono essere giorni di speranza, che aprono la strada allo Spirito, perché venga, apra le porte sprangate delle nostre paure e ci conduca alla piena libertà e verità. E alla gratitudine. Il protagonista e narratore del romanzo Il mio nome è Asher Lev scopre qualcosa di simile. Sin da piccolo aveva amato disegnare e dipingere.
E disegnai anche il modo in cui mio padre una volta aveva guardato un uccellino che giaceva su un fianco contro il cordolo del marciapiede, vicino a casa nostra. Era Shabbos (la festività ebraica del Sabato) stavamo tornando dalla sinagoga.
- «E' morto, papà?», avevo sei anni, e mi mancava il coraggio di guardarlo.
- «Sì», lo sentii dire triste e assorto.
- «Perché è morto?»
- «Tutto ciò che vive deve morire».
- «Tutto?».
- «Sì».
- «Anche tu, papà? E la mamma?»
- «Sì».
- «E io?».
- «Sì, disse. E poi soggiunse [...]: «Ma possa essere solo al termine di una vita lunga e piena, Asher caro».
Non riuscivo a farmene una ragione. Mi imposi di guardare l'uccellino. Dunque, tutto ciò che vive un giorno sarebbe stato immobile come quella bestiola?
- «Perché?» domandai.
- «E' così che il Ribbono Shel Olom (Signore dell'Universo) ha creato il Suo mondo, Asher».
- «Perché?».
- «Così la vita sarebbe stata preziosa, Asher. Qualcosa che è tuo per sempre non è mai prezioso».
(da "Muta il mio Dolore in Danza" di Henri Nouwen - Edizioni S. Paolo)


lunedì 1 aprile 2019

L'Inguaribile Voglia di Vivere


«Da quattro anni sono malato di Sla... Nonostante sia costretto sulla sedia a rotelle, possa solo muovere due dita della mano destra, sia alimentato artificialmente... apprezzo sempre di più quanto sia bello vivere... con dignità e buona qualità di vita e sentirmi ancora utile, prima di tutto a me stesso, ma anche agli altri... Ho potuto costatare che, a livello politico e mediatico, chi vuole morire fa notizia, mentre non fa notizia chi - magari trovandosi in identiche o anche peggiori condizioni - viene volutamente trascurato. Ma queste delusioni non mi abbattono. Hanno invece rafforzato in me la voglia di lottare per tutti coloro che, riuscendo magari a muovere solo gli occhi, vorrebbero avere un computer come quello che aveva Welby per poter parlare. Parlare non di morte, ma di vita. Far sentire le ragionevoli ragioni di chi, nel rispetto di ogni situazione personale, ritiene tuttavia profondamente ingiusta ogni azione che miri attivamente a far morire il paziente. Non si può chiedere a nessuno di uccidere, di ucciderci. Una civiltà non si può costruire su un simile falso presupposto. Perché l'amore vero non uccide e non chiede di morire».

Dalla Prefazione di Mario Melazzini, primario oncologo, presidente dell'Aisla (Associazione italiana Sclerosi laterale amiotrofica)